
Certi eventi, come l’essermi immedesimata in Cenerentola per un po’ e poi essermi di colpo ritrovata nelle vesti di Crudelia De Mon, mi hanno fatto riflettere su cosa non sia l’amore.
L’amore non è provarci con una sconosciuta. L’amore non è tentare di portarsi a letto una collega. L’amore non è provarci con una sconosciuta, per poi dire che non è vero, che non ci hai provato, “è colpa tua che non mi capisci”. L’amore non è tentare di portarsi a letto una collega per poi rifiutare la sua calorosa accoglienza e rinfacciare cose come “per te non sono andato a letto con lei”. Beh, stiamo insieme da diciotto mesi, spero almeno qualche diritto di averlo, perfino i cani ne hanno. L’amore non è ammettere di avere sbagliato ma ammettere allo stesso tempo di non avere fatto niente. L’amore non è dire che quando ci hai provato con una sconosciuta lo hai fatto perchè eri giù di morale, perchè c’era crisi. L’amore non è dire “se si ama veramente non si hanno crisi”. Se non si ama veramente non si hanno crisi, perchè qualsiasi discussione appare superflua. L’amore non è dire “non mi capisci, per questo non hai visto che con la sconosciuta stavo solo scherzando. Sì, anche quando le ho detto che è veramente bella e che la corteggerò moltissimo non appena ci vedremo, perchè mi piace davvero”. L’amore non è girare frittate. L’amore non è mancare di rispetto. L’amore non è non essere sinceri, che poi è la stessa cosa del punto precedente. L’amore non è dire “era amore ma con se e forse per ogni cosa, con ostilità sempre”. L’amore non è dire “tutto ruota intorno a te” dopo diciotto mesi di tentativi per conciliare due mondi. L’amore non è dire “in fondo dovresti tollerare certe cose”.
L’amore è qualcosa per cui forse, in fondo in fondo, non ne vale la pena. Mettete nel dimenticatoio il Principe Azzurro, fanciulle, e iniziate a cercare quello Savio. E buona fortuna.
Archiviato in: Uncategorized

Stop. Mi si sono ghiacciate le mani in un istante, mi si è gelato il sangue. Brividi. Un piccolo, insignificante istante in cui ho realizzato che niente sarà come prima. Niente può esserlo, niente può diventarlo. Se riesco a far smettere il batticuore mi calmerò, lo so, e con la calma e la lucidità magari capirò che non è niente, è tutta fantasia. Ma il sesto senso femminile… che ne sarà di lui… Gli devo dare ascolto, non posso fare altro in realtà, e più che sesto senso è una notizia, chiara e tonda, buttata, anzi, nascosta lì, che vorrei non avere visto e vorrei far finta non fosse vera. Addio, solo questa parola nell’aria… e nel cuore. Addio.
Archiviato in: Uncategorized

Questo coso è maledettamente triste. Questa sera lo è fottutamente. Un telefilm, stupido per altro, che da tempo non sopporto più. Ma stasera era cosa. Stasera volevo annoiarmi, volevo non pensare, volevo piangere, vedere morti, vedere cose smielate, farmi del male.
Ho chiuso una porta… L’ho sbattuta, ma senza volerlo. Come se facesse troppa corrente, ha fatto sbam e si è chiusa. E’ colpa della corrente, non colpa mia e non colpa della porta. Colpa della corrente, colpa di tutta quell’aria. Aria marcia, aria di tempesta, aria che non sa non soffiare forte. Aria che io non vorrei, aria che mi dà fastidio, aria che mi congela, aria deleteria per la mia cervicale. E lei, incurante, soffia, soffia e sbatte porte.
Archiviato in: Uncategorized | Tag: cretini diffusi, facebook, privacy, profili privati, vite in diretta
Quando la tecnologia invece di fare miracoli fa disastri. Quando vai su Facebook per abitudine ma stringi i denti, perchè vedere tutti quegli status, entrare nelle altrui vite ti fa girare vorticosamente i coglioni. Perchè a te non interessa. A qualcuno di loro sì. A quelli che ogni giorno ti commentano lo status, quelli che osservano e analizzano. Ma io non sono loro. Poi quando discuti con qualcuno allora gli status diventano manovrati. Ci leggi dentro un significato solo, sai che è quello, anche se potrebbe voler dire mille altre cose. Quando “cucino gli spaghetti” (che poi, chissenefrega) diventa “vedrai come ti faccio fritto”. Sembriamo tutti tornati alle elementari, quando il nostro compagno di banco carino diventava “elefantino” giusto attirare il suo odio (di qui, la sua attenzione e nel migliore dei casi addirittura il suo letto, una volta cresciuti).
Però alle elementari non ci siamo più. Mi avete rotto le palle. Da oggi ho un orso grigio e peloso per profilo. Ha un occhio solo, ma meglio così, almeno non è costretto a vedere tutto anche da lì. Ho un orso grigio e peloso e pochissimi amici, un nuovo profilo perchè quello di prima non era più mio ma di dominio pubblico. Così è rimasta la mia faccia su una pagina dai contenuti vuoti ma assolutamente non discutibili, a fare da facciata. Lì, bella, buona, che augura a tutti una felice settimana. Sperando che la metà dei contatti muoia dentro (quando possibile, anche fuori) nel non sapere più i fatti miei. E’ successo che ho ottenuto un ruolo pubblico, per una stupidissima associazione, e non lo volevo. Così io, rompicazzo, spontanea, schietta e sincera, ho cominciato ad avere problemi per via della ristrettezza mentale di alcuni membri e per via del mio caratterino scontroso. Più della ristrettezza mentale loro, comunque.
Tutto questo per dire… fottetevi, gente, e trovate altre ragioni di vita che non siano me.
Archiviato in: cOltura | Tag: adolescenza, amore, articoli scemi, cosmopolitan, rapporti, sesso
Per fortuna che c’è Cosmo. Questo mese consiglia come resistere in vacanza. Tu e lui.
Problema 1: lui crolla appena mette piede nel letto, tu vuoi leggere un po’. Non ci crederete, ma invece di indagare sul perchè lui crolli appena vede il letto invece di saltarti addosso come un mandrillo (stanchezza cronica? pressione bassa? ormoni a terra?), consigliano di usare una lampadina da 45 watt, che non disturbi troppo la melatonina del bell’addormentato e permetta allo stesso tempo di non accecare te, lettrice accanita.
Problema 2: tu ti svegli al terzo caffè, lui si alza iperattivo. Cosmopolitan non consiglia di mandarlo a giocare sui binari del treno o nei tombini, ma di impegnarlo nel portarti il caffè a letto. Ci sta.
Problema 3: lui punta sempre la sveglia. E’ probabilmente ansioso, leggo qui, ha bisogno di ordine e controllo. Già. E cosa ne dite di un lui che invece di puntare la sveglia lascia il telefono acceso tutta la notte aspettando che sia il primo tritacazzi della giornata a fare da sveglia?? Io ne so qualcosa. E non c’è rimedio. Soprattutto perchè i tritacazzi sono infiniti, quelli che incuranti delle tue abitudini si svegliano alle 6 e aspettano ben due delle loro preziosissime ore a chiamarti, per farti un favore, anche se è una domenica di agosto.
Sfoglio annoiata il giornale, e non ci trovo un contenuto interessante uno. Parla del “fat day”, quei giorni in cui ti guardi allo specchio e ti senti la sorella grassa di Platinette, poi la pagina dopo spiega come gli uomini trovino attraenti le nostre rotondità ed imperfezioni. Sottolineando però che la linea è importante, che in spiaggia si nota ogni singolo dettaglio. Per condire il tutto, ci riempie le pagine di bikini disegnati su bambine del biafra e creme costosissime anticellulite, anticandida, anticervellobacato. Consigliano perfino un dentifricio al gusto mojito, come se appena sveglia avessi voglia di bere mojito.
La pagina che tengo per ultima è sempre quella del Lei/Lui confessa: ben due pagine di seghe mentali di (spero fittizi) personaggi più o meno sani di mente (ah tra l’altro c’è anche l’oroscopo dell’estate hooot, che mi consiglia di comprarmi un paio di orecchini a cerchio in oro ed indossarli il 3 agosto, arriverà una splendida sorpresa. Tipo la zingara che li rivuole indietro, o la lettera della mia banca che mi comunica di non avere più il becco di un quattrino).
C’è un lui con un nickname gayssimo, Andy, che ci racconta con minuzia di dettagli di aver avuto un durello nel camerino di un negozio, e averlo fatto notare con prepotenza alla commessa che “non s’è mica imbarazzata, mi ha dato una bella occhiata sorridendo maliziosa”. Conclude minaccioso dicendo “credo tornerò in quel negozio, voglio proprio vedere se la faccenda si ripete”. Deve proprio essere stato un evento.
C’è Amedeo che pare sia geloso passivamente per il passato della sua donna, straordinaria a letto (ed è ovvio che non si nasce imparati, ma la perfezione è frutto di numerose prove tecniche). Si arrabbia con lei, ma non ha il coraggio di confessarle perchè, le cose si stanno rovinando. Sarà sempre peggio, ma lasciamogli credere che no.
Teo invece vorrebbe salterellare un po’ sulla nuova collega di lavoro, di origine afroamericana, che assomiglia alla Obama (…) solo un po’ “più giovane, alta, statuaria e con denti bianchissimi”. Non ha il coraggio di invitarla fuori, ma è geloso dei colleghi che potrebbero farlo, perchè interessati a lei. Lo faranno, Teo, accontentati di una coi denti meno bianchi e vedi che andrà benissimo.
Per fortuna la pagina del Lei confessa è molto meno adolescenziale e da sega mentale: c’è Simona che si scopicchia l’istruttore di windsurf che piace alla sua migliore amica, Joana che ha lasciato il fidanzato perchè non si era accorto di avere un’appendice in grado di procurare piacere, Deborah invidiosa di una collega apparentemente perfetta (e cosa sarà mai), Sonia che si è fatta due punturine di Botox e non lo ha confessato alle amiche, Diana che non trova un uomo in grado di tenerle testa. Rinunciaci, non esiste.
Bah, come sono felice di non essere una Cosmogirl.
Archiviato in: dedicato a | Tag: cicatrici, denti rotti, difetti, interventi chirurgici, malattie, pessimo carattere
Ho mani troppo grandi. I gomiti divergenti. Troppi nei. Lobo dell’orecchio leggermente all’insù invece che precipitevole verso il suolo. Naso arrogante. Maniglie dell’amore. Tette pesanti e cadenti, smagliature. Sono molle, ho qualche chilo di troppo e la cellulite, in particolare sulla coscia sinistra, dove anni fa si è aperto un cratere che non si vuole richiudere. Polpacci poco sviluppati verso l’interno, con effetto gambe storte anche se storte non sarebbero. Piedi cavi e grandi, dita tozze. Organi interni diversamente abili, c’è chi funziona e chi no. Ipercolesterolemia famigliare. Gruppo sanguigno A1 negativo. Interventi chirurgici: tonsille, adenoidi, appendice, cisti dermoide, mignolo del piede sinistro. Qualche cicatrice procurata per lo più infilando ferro rugginoso nella pelle. Una artistica sulla caviglia, in verticale, solco lasciato anni fa dal rasoio che insieme ai peli (pochi) portò via soprattutto carne. Qualche segno della caduta rovinosa in quinta elementare, quando caddi di faccia rompendomi quasi del tutto un incisivo, che si infilò nel labbro superiore per poi perdersi tra le pietroline sull’asfalto, e quelle due settimane senza mangiare chi se le scorda più. Cicatrice sulla mano, ricordo di una caduta in bici. Cicatrice sulla mano n.2, ricordo di una mano infilata incautamente nel forno e rimasta attaccata alla sbarra del grill. Cicatrice di cinque punti sul petto, con progetto di epigrafe tatuata accanto: “Qui giace ricordo di cisti dermoide”. Cicatrice di otto punti sul ventre, dove c’era l’appendice retrocecale = taglio più lungo. Cicatrice di cinque punti sotto il piede.
Sono maledettamente egoista, attiva ma con forte tendenza alla pigrizia, tendo a sentirmi superiore perfino a chi ha più soldi di me, per un motivo o per l’altro. Con gli anni ho perso quel poco di pazienza che avevo, e sono spesso soggetta a cambi d’umore improvvisi dati dal mio essere e pensare incoerente. Non sono portata per i lavori di gruppo perché mi piace l’indipendenza. Mi piace essere responsabile di quello che faccio, e non doverne rendere conto a nessuno. Sono pettegola, abbastanza snob, criticona e a volte poco delicata. La mia filosofia è “chi mi ama mi segua”. Per questo sono ben pochi quelli che mi stanno attorno, ma la mia seconda filosofia è “meglio soli che male accompagnati”. Poi la gente sparla, ma la mia terza filosofia è “meglio avere nemici che essere ignorati”.
Tutto questo per dirvi che conosco i miei difetti. Li conosco tutti, ve li ho elencati, adesso li sapete tutti anche voi. Perché l’ho fatto? Per evitarvi una mole di lavoro enorme nel giorno in cui decidiate di criticarmi. Potrò dire che io lo sapevo già, che ve lo avevo detto. Risparmiatevi la fatica.
Tutto questo per dirvi anche che ho venticinque anni, nel complesso tutti i difetti si notano meno, e di tutte le tragedie che ho elencato qui sopra sono orgogliosissima. Alla faccia vostra.
Archiviato in: QuotidianaMente | Tag: amore, convivenza, coppia, felicità, futuro, problemi, soldi
E’ dura. Dura non avere uno straccio di problema. Sta andando tutto bene, e credo ci andrà fin che deve andare. Poi non so, ma me ne importa anche poco. Carpo il diem.
I problemi – piccoli problemi – me li creo di giorno in giorno giusto per avere una qualche occupazione. E allora sorge il problema “che ne sarà di noi”, e lo faccio a fette a Lui chiedendogli se mai riusciremo ad avere una vita nostra. Quando tutti quelli che hai intorno cominciano a figliare, sposarsi, convivere, e tu inizi a sentirti vecchia, succede. Ti prende quella strana sensazione, quando sei a casa tua. Non so, come di mancanza. Senti che vorresti essere lì, in un bell’appartamentino pittato di fresco, a leggere su un divano, con lui che gira per casa. Anche cristonando e chiedendo al suo amico invisibile dove siano le sue mutande (e tu le hai infilate in lavatrice 5 minuti prima, perchè sono pur sempre le mutande che aveva addosso da tutto il giorno). Ti accorgi che saresti disposta a fare perfino la massaia, a patto di essere in una casa con lui. Il privilegio: condivisione. E le coccole la sera nel letto, quando fuori piove (proprio come in questo momento, con la sola differenza che io sono al pc sola in casa e lui è con gli amichetti adolescenti a guardare Terminator).
Poi c’è il problema “non ho un soldo”, e allora prendo mammà, la metto su una sedia e le spiego che io non posso, come lei vorrebbe, a) farmi la lampada b) tagliare i capelli c) comprarmi quel vestito perchè non ho più un conto corrente. Zero entrate, e al momento zero uscite. Il passo ulteriore è spiegarle che non li voglio da lei quei soldi, non faccio il parassita, semplicemente continuerò a dare esami, perchè ogni esame mi frutta cinquanta denari dalla nonna. E’ il mio lavoro. Un esame =50 euro. Funziona. Studio niente, prendo il massimo, acchiappo soldi. Cosa voglio di più. Quindi posso anche sopportare pazientemente le doppie punte e il colorito diafano.
Non sono problemi veri. Sono problemi riempitivo, e sono felice. Felice di essere me, di essere diventata me, di quello che faccio e di quello che diventerò. Qualsiasi cosa sia, qualsiasi cosa faccia.
Archiviato in: QuotidianaMente, dedicato a | Tag: cazzate, noia, pianto, scazzo, vita, vittimismo
C’è qualcuno che non riesce a togliercisi, dallo Scazzo. Non credo si tratti banalmente di colloquiare con se stessi e stabilire che non ce n’è, non sapendo dove si vuole arrivare è inutile mettersi in strada. Tutte balle, consolazioni misere per chi è troppo pigro, e spesso ammette tra i suoi difetti proprio la pigrizia (mettendosi in balia degli eventi, non si ha colpa). Io non so dove andare, non so dove arriverò e non so se arriverò mai a qualcosa. Ma mi piace fare strada, anche solo girando in tondo. Mi piace pensare che dovunque arriverò, mi sarò divertita. Che avrò fatto il massimo per realizzare qualcosa di me, che non so se sarà la parte giusta che dovevo realizzare, ma in tutti i casi avrò fatto qualcosa, e da quel qualcosa ne avrò tratto giovamento.
C’è chi vive per viaggiare, chi per scrivere poesie, c’è chi vive per il giornalismo e chi per la palestra. C’è chi come me non ha ancora trovato, nonostante un quarto di secolo, la propria strada e aspetta solo che… se Maometto non va alla montagna, la montagna finirà per andare da Maometto. Mi aspetto di trovarmela davanti strada facendo, la mia via, un bivio o qualcosa del genere, anche solo un sentierino, mi accontento. Ma se sto in casa a piangere su me stessa e sugli anni persi di sicuro non raggiungerò niente.
E’ una triste vita, quella di chi piange su se stesso, sul latte versato, sul latte ancora da aprire e lacrime di coccodrillo. Si piange troppo spesso, è una cattiva abitudine. E non è vero che fa bene agli occhi, il collirio fa meglio. Se piangessimo meno forse ci rimarrebbe il tempo per noi.
Siamo vittime, ci comportiamo da vittime. Vittime della pigrizia, del caldo, del destino, del cibo, dell’alcol, della droga, dei dolci, della noia. Io non ho mai visto una bottiglia venirmi a bussare la porta. Tutte queste cose ce le andiamo a cercare, ce le godiamo, e poi passiamo il resto del tempo a lamentarcene. Il fatto è semplice: a noi esseri umani piace essere compatiti. Ci piace farci del male per poi essere fintamente compresi dal primo amico o passante. Che ci dirà che sì, è comprensibile, con tutto quello che abbiamo passato. Eh, era un momentaccio. Eh, non ci sono più le mezze stagioni. Balle. La realtà è che sono tutte balle. La volontà ci è stata data, ma usarla è rischioso. E’ più comodo farsi trascinare piuttosto che camminare con le proprie gambette grasse. Ma la fatica paga, la noia uccide.
Archiviato in: QuotidianaMente | Tag: amico immaginario, depilazione, funghi, funghicida, sopracciglia
Ho un amico immaginario. Si chiama Fungo, e riposa da ormai più di un mese sul mio fianco. Sta lì, simile ad un’escoriazione, e mi tiene compagnia. Se non fosse per il prurito non mi sarei neanche accorta della sua presenza. Ma lui sta lì buono, e mi osserva. Spero che non trovi una compagna per fare tanti bambini, altrimenti è la volta che non esco più di casa.
E’ carino, tutto sommato. Dovrei forse andare dal medico a farmi prescrivere una cremina antifungo, ma mi sembra un delitto. Cos’ha fatto di male? Non abortirei un bambino, ora come ora, come potrei abortire un fungo? E poi ha già un mese, che per un fungo credo sia un’età invidiabile.
Però è strano. I peletti delle sopracciglia li elimino senza pietà. Credo che la relazione sia la stessa: non farei fuori un gatto, ma farei fuori le farfalline della pasta. Non a mani nude, ovviamente, considerata la mia fobia per tutto ciò che abbia minuscole zampette o alucce. Il mio fungo è il gatto, e i peletti sono le farfalline. Non voglio essere una funghicida.
Archiviato in: QuotidianaMente | Tag: adolescenti, agorafobia, billy ballo, ematoma, Lasonil, morte, problemi adolescenziali, tè
Eh no. Mi oppongo. C’è chi scrive “Billy Ballo è stato arrestato” sul blog e diventa famoso.
Io mi cimento da settimane, forse mesi, nel dare consigli a tutti gli adolescenti con problemi da adolescenti di Italia, e non ho ricevuto segni di vita. Ho bisogno di interazione, gente.
Prendiamo la ragazzina che se la faceva con Billy Ballo: era una adolescente. Ma a quanto pare aveva già superato i problemi adolescenziali che qualsiasi 13enne, ai miei tempi, avrebbe potuto avere. Forse è questo il problema, è che mi rivolgo a finti adolescenti già troppo cresciuti. Fisicamente, intendo. Dal prossimo post farò riferimento ad una fascia di età tra gli otto e gli undici anni, adesso sono loro le vere star delle crisi per lo sviluppo. E dite quel che volete, ma se sei in terza media e te la fai con uno che fa il comico in tivvù, diventi una figa, una di mondo. Questione di aspirazioni, tutto lì.
E’ sabato sera, e io odio il sabato sera. E’ una questione da snob sociopatica e agorafobica, lo capisco. Ma mi irrita profondamente dovermi mescolare, quasi fondere con interi squadroni di marmaglia truzza che scende dalle montagne col vestito buono per approfittare dell’evento settimanale. Sono una classista che non rientra in nessuna classe, ma le critica tutte più che volentieri. A questo fastidio indotto dal giorno che sono costretta a vivere, ci aggiungo quello dato da bozzi violacei della grandezza di palle da ping pong su braccia e schiena, solo perchè ieri sera giocando a fare la cciovane ad una festa tipo baccanale ho fatto due giri nel carrello della spesa. Chissà dove stracazzo ho battuto, in tutti i casi Lasonil (e vabbè, no, è Voltatrauma, ma l’altro fa più trendy) mi risolverà il problema. Dopo essermi fatta un bagno caldissimo e rilassantissimo tra la schiuma profumata di mora e aver bevuto un tè per scaldare il pancino che è ancora pieno di vino. O forse di fragole con crema chantilly, ma che differenza fa.
Il mio fidanzato, anch’egli poco amante del sabato sera, è ad una festa in suo onore in compagnia del suo cane e di sua madre. Mio padre è a fare compagnia a mia nonna, che sta diventando vedova. E ci sta una riflessione. Dopo il suo terzo infarto, ieri sera mio nonno ha battuto la testa. E lui, architetto da una vita, che fino a due giorni fa continuava a progettare nonostante gli 85 anni, sta morendo in queste ore per una emorragia bilaterale alla testa. Se il meccanismo è questo, finirò per morire di un qualche tumore ai genitali, in assoluto la parte più attiva di me.