Con occhio disinteressato passi in rassegna cerotti medicati, creme congela-verruche, scovolini da denti, pietre pomice per calli incalliti, separatori per dita. Durex Jeans, Durex Contatto Ultra, Durex Contatto, Primex Endurance Ritardante, Primex Pianificazione Familiare, Primex Extra Stimolante… Pietre pomice. Piani… che?!

Egregio Dott. Primex, ma come Le è saltato in mente? E soprattutto, perché? Partiamo dal presupposto che già il profilattico ha una brutta fama – puzza di guanto di chirurgo, non ha una coscienza e quindi non si scarta autonomamente per poi saltellare al suo posto quando serve, creando fastidiosissime interruzioni dell’Atto. Per non parlare di quando non si srotola, e per capire da che lato prenderlo è necessaria attenta analisi sotto la lampada del comodino , cui segue dissertazione su “punta in su”-“punta in giù”, accompagnato poi  inevitabilmente da moria diffusa e bacio della buonanotte sulla fronte della fidanzata. Dargli anche un nome come Pianificazione Familiare… beh, mi sembra un tantino controproducente. A quel punto era meglio dargli il nome di un Sette Nano, avrebbe ucciso meno quel residuo di libido che giace più o meno a metà di ognuno di noi. Eolo. Aveva un naso enorme, è evocativo e promette bene. Cucciolo, fa tenerezza, e a noi donne la tenerezza piace. E’ con tenerezza, in fondo, che guardiamo il vermicello molle che vi pende tra le gambe (solo nei casi più fortunati) dopo aver smesso le vesti della temibile Bestia Venosa e Pulsante assetata di sesso. Qualsiasi cosa sarebbe stata meglio di Pianificazione Familiare, Dottor Primex. Fa evaporare qualsiasi pozzangherina di ormoni rimasta. Puff. E’ l’unico espositore del supermercato rimasto pieno, non ne manca nemmeno una confezione, e credo di sapere il perchè. Troneggia nella sua confezione azzurro-bebè, inviolato e minaccioso. Pensare che ce ne sono dentro 24, e costano pochissimo.

Questo è progresso. Ai miei tempi, per fare pianificazione familiare ci volevano un sacco di sforzi. Dovevi essere svelta nel bucare il preservativo senza che lui se ne accorgesse, avvalendoti dell’aiuto degli orpelli più improbabili, borchie, spilli, anelli puntuti, denti affilati, pane amore e fantasia.

Ma Pianificazione Familiare è un profilattico pensato dalle donne per le donne, un po’ come Lines E’. Me le vedo, tutte quelle strafighe di bianco vestite, sotto luci e tra pareti bianchissime, a studiare il preservativo bucato più discreto che c’è. Se non lo provi, non ci credi! Per una pianificazione familiare sicura, che non si vede e non si sente. Ma c’è. E nove mesi dopo lo scopri anche tu, piccolo ignaro fecondatore.

Questo blog è morto. Diventato obsoleto insieme ad Alice e il suo Paese delle Meraviglie. Non se lo è mai cagato NESSUNO, e dico NESSUNO, poi lo ha rivisitato Tim Burton e ne parlano tutti. Ed ecco citazioni nuovissime e indimenticabili su tutti gli status di Facebook e Stregatti un po’ da tutte le parti. Devo cambiargli il nome, pensavo a qualcosa come In cura da uno bravo o LeSegheMentaliNonFinisconoMai. Banali entrambi, lo so.

Che poi tanto crescendo scopri che nel Paese delle Meraviglie ci finisci solo se ti droghi. Finisci perfino di sognare, con l’età. Invece di sognare di parlare col tuo gatto, inseguire il Bianconiglio, eventualmente perdere la scarpetta in corsa ed essere sposata dal Principe, per poi scappare con il Cappellaio Matto dell’ultima edizione (perchè non ce n’è, Depp è meglio di qualsiasi principe ancora disponibile sul mercato), hai incubi. Ricorrenti, magari. Come quello in cui cadi nel pozzo e un serpente ti fa a pezzi per poi rigettarti fuori. Tanto per dirne una. Oppure quella in cui il tuo fidanzato o supposto tale ci prova col mondo intero ignorando le conseguenze di una simile Minchiata. Tanto per dirne una.

Ecco la mia storia nel Paese delle Meraviglie. Alice è una bella fanciulletta, parla coi suoi gatti, non ha capelli color platino (per amore del bello e del vero) e conduce una vita appartata e tranquilla nel Mondo di Quassù. Un giorno, seguendo il Bianconiglio, si ritrova nel Paese delle Meraviglie. Incontra subito il Principe, che ha tanti difettucci ma almeno non è azzurro. Si fidanzano. Vive nel Paese delle Meraviglie col Principe per quasi due anni, resistendo alla tentazione di scappare con Cappellai, Brucaliffi, Dodo e chi più ne ha più ne metta, perchè non ne ha alcun bisogno. A lei basta il Principe. Pensare che prima di conoscerlo sarebbe fuggita con qualsiasi essere di sesso maschile o semplicemente di sesso e basta, perfino con il Dormouse. Il Principe le dichiara devozione assoluta ogni giorno. Però dichiara devozione anche a tante altre. La prima è una straniera, capitata un giorno per caso nel Paese delle meraviglie, attraente e con accento inglese. Alice trova tutte le conversazioni con lei, e lascia il Principe. Lui si scusa, si riscusa, promette di non farlo più (mai credere ai Principi quando dicono che non succederà più) e i due tornano insieme dopo qualche schiaffo. Qualche crisi, come in tutte le coppie più belle del mondo, e poi di nuovo il trionfo dell’Amore. Stiamo insieme per sempre, troviamo un lavoro, andiamo a vivere insieme, sposiamoci, facciamo bambini, tanti nipoti. Grandi progetti, quelli che si fanno in questi casi. E’ bello stare seduti su una panchina, immobili, pensando a grandi cose. Sempre immobili, però, prima e dopo. La seconda è una francese, capitata anche lei un giorno per caso nel Paese delle Meraviglie, attraente e con – ok, è ovvio- accento francese. Alice trova tutte le conversazioni con lei, e lascia il Principe. Lui si scusa, si riscusa, promette di non farlo mai più….. no, non è vero. Non si scusa neanche. Alice non lo scuserebbe per la seconda volta, e lui lo sa. Per questa seconda volta in più c’è l’aggravante che la francese si farebbe anche i pali della luce, e l’idea che il Principe, oltre che irrispettoso, sia stato anche terribilmente coglione a cascarci come una pera marcia dall’albero, non le va giù.

Che storia noiosa. Adesso capisco perchè Carroll non ha previsto nessun Principe in Alice nel Paese delle Meraviglie: non sarebbe più stato delle Meraviglie.

bara di facebookQuando la tecnologia invece di fare miracoli fa disastri. Quando vai su Facebook per abitudine ma stringi i denti, perchè vedere tutti quegli status, entrare nelle altrui vite ti fa girare vorticosamente i coglioni. Perchè a te non interessa. A qualcuno di loro sì. A quelli che ogni giorno ti commentano lo status, quelli che osservano e analizzano. Ma io non sono loro. Poi quando discuti con qualcuno allora gli status diventano manovrati. Ci leggi dentro un significato solo, sai che è quello, anche se potrebbe voler dire mille altre cose. Quando “cucino gli spaghetti” (che poi, chissenefrega) diventa “vedrai come ti faccio fritto”. Sembriamo tutti tornati alle elementari, quando il nostro compagno di banco carino diventava “elefantino” giusto attirare il suo odio (di qui, la sua attenzione e nel migliore dei casi addirittura il suo letto, una volta cresciuti).

Però alle elementari non ci siamo più. Mi avete rotto le palle. Da oggi ho un orso grigio e peloso per profilo. Ha un occhio solo, ma meglio così, almeno non è costretto a vedere tutto anche da lì. Ho un orso grigio e peloso e pochissimi amici, un nuovo profilo perchè quello di prima non era più mio ma di dominio pubblico. Così è rimasta la mia faccia su una pagina dai contenuti vuoti ma assolutamente non discutibili, a fare da facciata. Lì, bella, buona, che augura a tutti una felice settimana. Sperando che la metà dei contatti muoia dentro (quando possibile, anche fuori) nel non sapere più i fatti miei. E’ successo che ho ottenuto un ruolo pubblico, per una stupidissima associazione, e non lo volevo. Così io, rompicazzo, spontanea, schietta e sincera, ho cominciato ad avere problemi per via della ristrettezza mentale di alcuni membri e per via del mio caratterino scontroso. Più della ristrettezza mentale loro, comunque.

Tutto questo per dire… fottetevi, gente, e trovate altre ragioni di vita che non siano me.

lussoStavo sbevazzando annoiata il mio tè di mezzanotte, aspettando che asciugasse lo smalto madreperla sui piedi, così ho fatto un test su facebook,  “che stipendio dovresti prendere al mese per vivere bene tu”. Il mio essere pantofolaia ha colpito ancora: “hai bisogno solo di 1000 € al mese per vivere ti accontenti delle cose principali e vivi bene così se quindi una persona semplice”.
Solo  ad una pantofola sarebbe venuto un risultato così. Una a cui non interessano le auto (la scelta nel test era tra Ford, Ferrari, Fiat e non so più cosa, ovvio che scelgo la Fiat… Grande Punto a metano, che si risparmia… e chi va piano va sano e lontano), a cui non interessano le griffe perchè fanno così mostruosamente shampista infighettita,  a cui non interessano le barche perchè il mare le rende i capelli uno schifo e che non va una volta al mese dal parrucchiere a farsi le meches bionde.
Vi dico cosa ci farei, con quei mille euro ogni mese. Cominciamo dalla farmacia: una confezione di pillola (euro 15,36), una scatola di moment (circa 6 euro). Clinique: cura trifasica per fare la pelle più bella (euro 90 in tutto, credo). Due camicie su misura, scegliendo tessuto, colori, forma. Più che altro per farci star dentro le tette (euro 70 cad. circa). Reggiseno, mutandina, babydoll coordinati (euro 40 circa, ovviamente da Tezenis o Intimissimi, che costano poco). Caffè al bar, una media di 30 (euro 60 circa, presi al tavolo).
E’ tutto. Le mie spese folli, in media, in un mese, si riducono a questo. C’è la volta in cui mi finisce la cipria, e sono 30 euro in meno, quella in cui finisce il profumo, e sono 95 euro in meno. Ma su 1000, senza avere un affitto da pagare o un’assicurazione auto (clapclap al papy che paga), non infieriscono poi così tanto. Ci starebbe anche qualche cena in qualche bel posto, e una pianta nuova ogni tot. E riempirei tutto di glicini e gelsomini. Qualcosa tra l’altro rimarrebbe sul conto, che è al momento in via d’estinzione.
Morale: nella mia vita le cose importanti sono prodotti farmaceutici, piante e fiorellini vari, creme per il viso, vestiti non firmati e intimo della peggio qualità.

Costo poco, adottatemi.

adolescentiFacevo un giro sulla mia bacheca personale WordPress, e caso ha voluto che mi cadesse l’occhio su “più ricercati”. Mi sono resa conto che no, non siete normali.
C’è chi ha chiesto all’oracolo Google  se “per i brufoli va bene la pipì?”. Cosa vorresti farne, usarla come acido per fare bruciare i brufoletti? Sai che hanno inventato il Topexan? E soprattutto, io non la userei in tutti i casi al posto del sapone. Quello di marsiglia, neutro, per i brufoli va benissimo. Il profumo è più gradevole, e la consistenza più schiumosa. Se invece la tua, di pipì, è schiumosa e sa di marsiglia, è probabile che i brufoli siano causati da qualche disfunzione interna, fai un saltino dal gastroenterologo.
Arriva poi una lei, credo, a giudicare dalla domanda più fine: “i dolori allo stomaco sono causa di brufoli?”. Può darsi. Non tanto il dolore, quanto quello che lo causa. Quello che mangi, quello che bevi. Gli ormoni. Uh, le cause dei brufoli sono infinite. Ma se di brufoli sei completamente ricoperto/a si chiama acne, e passa dopo i 17/18 anni. Il tempo risolve tutti i problemi, si sa.
Risolta la questione brufoli si passa a quella, a quanto pare più impellente, dei peli incarniti, aggettivo che preferisco rispetto a incarnato perchè mi ricorda meno l’attributo di Cristo. Che perdonatemi, ma non è paragonabile all’attributo di un pelo. Il pelo è incarnito? Beh, hai due possibilità: o lo ignori, e aspetti che si sistemi trovando un suo naturale equilibrio e una ragione di vita, o lo schiacci. Se lo schiacci preparati a farti del male fisico. La possibilità di riuscita è del 50%, solo raramente succede che il peletto fastidioso si arrenda al primo o secondo tentativo. Quando va bene esce dalla pelle, lo acchiappi con le pinzette e statraaac, meno uno. Quando non va bene finisce per fare infezione, la pelle si squarcia ma il peletto rimane nascosto, e tu sei destinata a convivere con una palla di pelle di pollo fin quando non si sgonfia. Schifo del fidanzato, orrore tuo personale. Soprattutto perchè di solito il pelo timido è lì dove avresti potuto farti un tatuaggino (una farfalla di solito. Dev’essere l’influenza nefasta delle mamme che ce l’hanno sempre fatta chiamare “farfallina”, poi sentiamo l’esigenza di etichettarla con un bel tattoo), e invece ci trovi una palla infiammata. Puah. La soluzione? Non esiste, ve l’ho già detto. Fin quando porterete le mutande, che sfregano proprio lì, non ci sarà rimedio. Per i rimedi immediati, la mia estetista consiglia di detergere ogni tanto con del disinfettante leggero, che male non fa. Bene, che io sappia, neanche.
Poi arrivano le più richieste, loro, sì, le mestruazioni. C’è chi vuole “video-mestruo”. Massì. Riuscissi ad inglobare la webcam, te lo farei io, perchè mi fai tenerezza. Non credo che esista, un video… O meglio, spero che non esista. Non so perchè, non ho intenzione di informarmi per te. Succede come ho spiegato nel primo appuntamento con la Posta del cuore di zia Ilallà: non si fabbrica un bambino, e gli ingredienti colano giù. Niente di esaltante, tutto quello che ne rimane è un pò di schifo su un assorbente. Una volta al mese, per tutti i mesi della nostra vitaccia fino ai 50 anni circa. Parlo di noi femmine eh, che sia chiaro, non si sa mai. Poi a 50 anni troveremo la pace e potremo non programmarci più le vacanze in funzione delle mestruazioni, una bella conquista. Tutto questo mentre voi uomini, ignari di tutto (perchè passato un primo momento di curiosità, non volete sapere), vi godete ogni singolo momentaccio della vostra vita, senza sindromi premestruali, perdite, scazzi. Bella vita, la vostra.

Tabula rasa?

06/05/2009

fastidioBù. Mi sono svegliata di ottimo umore, poi è passato. Nel giro di un quarto d’ora. 
Ho pensato “pronta a ricominciare, a cambiare idee”. Poi no, pronta per niente. Vedo cose che non mi piacciono, che mi schifano addirittura, che mi danno fastidio. Voglia di interrompere tutto, di chiudere e cambiare libro, altro che girare pagina. Stufa. Ascolto Insieme a te non ci sto più.
Ieri intanto ho avuto l’ennesima conferma che non mi serve sbattermi più di tanto per avere ottimi risultati, e questa cosa mi ha fatto più che bene al mio ego. La frase è stata più o meno “Le do la lode. Per come ci ha letto questo libro, meglio dell’attrice che leggeva l’altra settimana allo spettacolo, e per come sa intrattenere una classe, ha trovato il suo mestiere”. Oh yes. Pensare che la relazione era stata preparata il giorno prima, e per l’esame vero e proprio ho studiato poche ore prima di presentarmi. Dopo colloquio lunghissimo con un ex disposto ad aiutarmi che si è sorbito tutti i punti importanti del mio esame. Gongolo ancora, e nessuno, neanche l’umore di oggi, mi toglierà il ghigno malefico che ho stampato sulla faccia da ieri.
Penso dovrei togliere msn, facebook, i blog. Non il mio, quelli di tutti gli altri. Tanto di cose interessanti non ce n’è mai. Il massimo che ci ricavo è un pò di schifo diffuso nelle ossa. Dovrei chiudermi nella mia vita vera, quella che non è davanti a un pc, e rifarmela a partire da zero.
Tabula rasa?

laureaDomani ho un esame. Ho potato le piante, cucinato, svuotato la lavatrice (cosa che, non essendo io un uomo, implica anche, DI CONSEGUENZA, stendere). Ho addirittura trovato il tempo per lavare della biancheria intima, chiamare due volte il mio ex o fidanzato che sia, io non lo so, e caricare sul mio ipod ben 1 GB di musica. UN GIGA, non era mai successo.
Non capisco. Ci pensavo prima tornando a casa. Sono scesa dal pullman due fermate prima, come spesso succede ultimamente, mettendoci il triplo del tempo per arrivare a casa, solo per poter passare dove il paesaggio è più verde e non tra il grigiore delle case. Non capisco chi non si riempia la casa di piante. Io ne ho bisogno, proprio bisogno. Ho un balconcino qua che sembra un parco, pieno di viole, gerani, rosmarino tappezzante, lavanda, menta, basilico, piante grasse, gelsomino, corbezzolo, glicine. E in casa un’orchidea, un bonsai vivo e uno morto, una kenzia, l’erbetta design. Non ci so proprio stare, senza verde intorno. E colori, tanti colori. E profumi, che fanno sempre piacere. Anche le mie gatte sembrano gradire. Se avessi un giardino so dove andrebbe a finire lo stipendio (di mio padre, per ora). Magnolie, un casino di magnolie. E glicini, rose, rampicanti vari. Tornando in pullman invece vedo solo balconi tutto cemento armato, stendini e tristezza, e mi chiedo come si faccia a vivere così. Amore per le piante ereditato da mammà.
Per prepararmi psicologicamente al film che vedrò tra poco (programma d’esame, anche se nessuno ci crederà) ho bevuto tre o quattro calicini di vinello rosso, e adesso un rigurgito stile poppante più simile al vomito che a un ruttino. Sonno. Ma devo farcela, devo vedere quella roba. La Medea di Pasolini, peggio non mi poteva capitare. Quando finirà sarà già tardi, ma almeno potrò avere una valida scusa per rimandare lo studio a due ore prima dell’esame, domani.
Per aspera ad astra. Speriamo.

involuzione

13/04/2009

sosInquietudine. Ho spento il computer, ho sistemato tutto per mettermi a leggere l’ennesima versione del mito di Medea sulla mia poltrona comodosa e conciliasonno. Ho riacceso il computer. Ho pulito la cucina, perchè mi dava fastidio lo sporco incrostato un pò ovunque, ho spento il gas e la luce. Li ho riaccesi e mi sono messa a  cucinare. Nel frattempo bevo, bevo, bevo. Mi sta tornando male al fianco, il rene si lamenta da laggiù, ma sto prendendo l’antibiotico apposta e bere è tutto quel che posso fare. Vorrei travasare piantine, ma ho finito il terriccio ancora una volta. Pazzesco come va via. Aspetterò domani per fare rifornimento. Non ho neanche voglia di guardare le foto, stasera. Uh devo andare a girare le coste prima che si carbonizzino. Odio cucinare quando ho su gli occhiali, alzo il coperchio e… vedo tutto come lo vedeva Bob Marley. Solo che il vapore non dà euforia e tanto meno mi vien voglia di cantare don’t worry… every little thing is gonna be alright.  Pronto per domani c’è anche il sughetto di funghi alla panna che ho preparato stamattina. Con le tagliatelle, buono. O anche con il pollo, vado a controllare se ne ho. Non è ancora ora di andare a dormire. Lo sarebbe se oggi avessi faticato, ma essendo stata sdraiata in terrazzino a leggere, non ho scuse. Starò nella mia inquietudine ancora per un pò. Domani ho anche piscina, la sera, e la cosa mi pesa già adesso. Se avrò ancora male al rene non ci andrò, e sarà una buona scusa. Ma la mia coscienza non ci crederà e mi farà sentire in colpa fino alla lezione di giovedì, quando per punizione divina starò male il doppio ma ci dovrò andare, mica si saltano due lezioni in una settimana. Mercoledì mi arrivano, si spera, e forse anche questo si era capito. Però il mio malumore questa volta è fondato, fondato sulla paura che gli errori del passato  si ripresentino e portino alle stesse conclusioni di prima. Questa volta ho fatto la splendida, e ho mandato un SOS forte e chiaro nella speranza che qualcuno là fuori fosse in ascolto. Forse sì, forse no. Un po’ ci spero, che quel qualcuno lo colga e provi a curarmi l’aluccia rotta mentre ero in volo verso l’alto. Un po’ tanto in realtà. Perchè in fondo anche i cinici hanno delle speranze.

lamentele

Come avrete capito, domani ho avuto cose da fare (mica frivolezze neh, cose pertinenti il mio corso di studi come analizzare a fondo la sintassi di una nota lirica di Montale, per la gioia di grandi e piccini) ed è arrivato dopodomani. Ed eccoci qua.

 

Ero arrivata al punto 5, i brufoli credo. Ne ho almeno due per guancia, al momento, della tipologia arrivo-restounpò-poilascioilsegno. E il segno l’han lasciato eccome, è lì. Crosticine Spellatose ovunque.

Un’altra zona del corpo dove si concentrano Crosticine Spellatose sono i piedi (punto 6). Quando togli i calzini e il filo di scozia rimane lì, si tende si tende ma rimane attaccato, e tu ti chiedi come? Perché? Perché a me? e lui è sempre lì. Tac, si stacca, e fai caso al problema. Il filo di scozia è come il dolore, se non ci fosse lui non sapresti dell’esistenza dei problemi. Tipo: ho malissimo allo stomaco, vuol dire che nel mio stomaco c’è qualcosa che non va. Oppure ho mangiato kebab e merluzzo fritto a colazione. Tira il filo di scozia, vuol dire che ho dei piedi. Anche se per me non esistono, e non so nulla della loro salute. Ma quando tira il filo, proprio lì, realizzi che i tuoi piedi tanto bene non stanno. Hai i calli, baby, e si sfaldano tanto sono secchi. Alla sottoscritta questa terribile malattia colpisce tallone, il callo sotto i mignoli, il callo sotto il terzo dito, il callo sotto l’alluce. Per chi si sta chiedendo come faccia ad appoggiare tutto il peso in ben 3 punti… lasciamo perdere, altro giro, altra corsa. Prossimo post magari, in onore di tutti i feticisti.

Vorrei parlare adesso, come settimo lamento (e mi sembra d’obbligo arrivare a 10, come i comandamenti), dei peli incarniti. Voglio dire, siamo donne. Non è che possiamo passare la vita col rasoio gilette in mano, né tanto meno in compagnia di quella puzzolentissima cosa che chiamano crema depilatoria, e che – credetemi- non depila proprio niente. Sta lì, puzza, poi ci metti un quarto d’ora a togliertela di dosso. Una nottata invece per toglierti il suo odore di dosso. E i peli sono ancora tutti lì, che sorridono e fanno ciaociao con la manina. Allora rimangono due possibilità: o abbandonare la causa, arrendersi alla parentela con i gorilla e schifare il mondo, oppure la ceretta. E la ceretta sulle gambe è fighissima, dura un sacco e i peli ricrescono sempre più sottili e morbidelli, che neanche più il fidanzato si accorge della loro presenza (che poi diciamo la verità, l’animale fidanzato, quando si trova animale fidanzata nel letto tende a non schifarsi tantissimo per la presenza – per noi imbarazzantissima- di peluria diffusa).  Ma vogliamo parlare dell’INGUINE? Eh? Fatemela conoscere, quella che cerettandosi la patata almeno una volta in un mese poi non passa i restanti 30 giorni (29, se la fa a novembre, april, giugno e settembre; 27 se la fa a febbraio) ad osservare schifata e lottare contro quell’esercito di igloo di peli incarniti infiammati che rendono il nostro secondo (?) cervello simile a un campo minato. Dai amore, schiaccia qui.

 

Rimando i punti 8, 9 e 10 alla prossima. Potrebbe essere domani, dopodomani, o forse mai più. Quando finirò di togliere i calli.

Lamentele time.

11/03/2009

take a number

Ho delle lamentele da fare.

 

Prima di tutto per i lavori di gruppo, che non sono mai lavori di gruppo. Uno lavora, gli altri guardano. Se non sono io a lavorare, mi annoio. Se lavorano gli altri, ho sempre da ridire.

 

Secondo di tutto per il costo dei caffé al tavolino. Beati quelli che lo fanno pagare cifra tonda tipo un euro uno, maledetti quelli che oscillano tra i due e i quattro euro. Mafia. E non ti danno neanche il bicchierino di selz.

 

Terzo di tutto per le cartolerie. Falliscono perché gli ipermercati vendono tutto quello che puoi immaginare a meno (tranne la ceralacca, ho scoperto da poco. Ma non è una di quelle cose che usi al posto del sapone per lavarti la faccia, ne hai bisogno giusto a Natale). Però prova a trovarne una aperta dopo le 19 in punto, qui nel circondario, quando hai disperatamente bisogno di fermacampioni, quella cosa di cui – pensavi – non avresti mai avuto bisogno in vita tua.

 

Quarta cosa per il bollitore vecchio stile dell’Ikea. Ha quella sua superficie satinata che lo rende immancabile tra il pentolame di casa. Però prima di comprarlo non sai che quella sua superficie satin appiccica qualsiasi cosa passi nelle vicinanze: fiocchi di polvere, di mais, di fecola di patate, schizzi. Si illuridisce e diventa appiccicosa, e non te lo togli mai più, quello schifo.

 

Quinta cosa, per i brufoli che mi vengono sulle guance quando il mio stomaco duole e si rifiuta di collaborare col resto del corpo. Che poi non sono proprio brufoli, perché non hanno uno sviluppo da brufoli, che solitamente nascono, si sviluppano, ingialliscono e poi muoiono sullo specchio del bagno. Nascono e stanno lì, rossi, parcheggiati sulla tua faccia. Poi quando lo decidono si appiattiscono e per qualche giorno rimane ancora il tondino effetto hoappenaavutolavaricella-manonsonocontagiosa.

 

Rimando a domani, per mancanza di tempo, il seguito delle mie lamentele. Argomenti principali: pelle secca sul tallone e peli incarniti.