cosmopolitanPer fortuna che c’è Cosmo. Questo mese consiglia come resistere in vacanza. Tu e lui.

Problema 1: lui crolla appena mette piede nel letto, tu vuoi leggere un po’. Non ci crederete, ma invece di indagare sul perchè lui crolli appena vede il letto invece di saltarti addosso come un mandrillo (stanchezza cronica? pressione bassa? ormoni a terra?), consigliano di usare una lampadina da 45 watt, che non disturbi troppo la melatonina del bell’addormentato e permetta allo stesso tempo di non accecare te, lettrice accanita.
Problema 2: tu ti svegli al terzo caffè, lui si alza iperattivo. Cosmopolitan non consiglia di mandarlo a giocare sui binari del treno o nei tombini, ma di impegnarlo nel portarti il caffè a letto. Ci sta.
Problema 3: lui punta sempre la sveglia. E’ probabilmente ansioso, leggo qui, ha bisogno di ordine e controllo. Già. E cosa ne dite di un lui che invece di puntare la sveglia lascia il telefono acceso tutta la notte aspettando che sia il primo tritacazzi della giornata a fare da sveglia?? Io ne so qualcosa. E non c’è rimedio. Soprattutto perchè i tritacazzi sono infiniti, quelli che incuranti delle tue abitudini si svegliano alle 6 e aspettano ben due delle loro preziosissime ore a chiamarti, per farti un favore, anche se è una domenica di agosto.

Sfoglio annoiata il giornale, e non ci trovo un contenuto interessante uno. Parla del “fat day”, quei giorni in cui ti guardi allo specchio e ti senti la sorella grassa di Platinette, poi la pagina dopo spiega come gli uomini trovino attraenti le nostre rotondità ed imperfezioni. Sottolineando però che la linea è importante, che in spiaggia si nota ogni singolo dettaglio. Per condire il tutto, ci riempie le pagine di bikini disegnati su bambine del biafra e creme costosissime anticellulite, anticandida, anticervellobacato. Consigliano perfino un dentifricio al gusto mojito, come se appena sveglia avessi voglia di bere mojito.

La pagina che tengo per ultima è sempre quella del Lei/Lui confessa: ben due pagine di seghe mentali di (spero fittizi) personaggi più o meno sani di mente (ah tra l’altro c’è anche l’oroscopo dell’estate hooot, che mi consiglia di comprarmi un paio di orecchini a cerchio in oro ed indossarli il 3 agosto, arriverà una splendida sorpresa. Tipo la zingara che li rivuole indietro, o la lettera della mia banca che mi comunica di non avere più il becco di un quattrino).
C’è un lui con un nickname gayssimo, Andy, che ci racconta con minuzia di dettagli di aver avuto un durello nel camerino di un negozio, e averlo fatto notare con prepotenza alla commessa che “non s’è mica imbarazzata, mi ha dato una bella occhiata sorridendo maliziosa”.  Conclude minaccioso dicendo “credo tornerò in quel negozio, voglio proprio vedere se la faccenda si ripete”. Deve proprio essere stato un evento.
C’è Amedeo che pare sia geloso passivamente per il passato della sua donna, straordinaria a letto (ed è ovvio che non si nasce imparati, ma la perfezione è frutto di numerose prove tecniche). Si arrabbia con lei, ma non ha il coraggio di confessarle perchè, le cose si stanno rovinando. Sarà sempre peggio, ma lasciamogli credere che no.
Teo invece vorrebbe salterellare un po’ sulla nuova collega di lavoro, di origine afroamericana, che assomiglia alla Obama (…) solo un po’ “più giovane, alta, statuaria e con denti bianchissimi”. Non ha il coraggio di invitarla fuori, ma è geloso dei colleghi che potrebbero farlo, perchè interessati a lei. Lo faranno, Teo, accontentati di una coi denti meno bianchi e vedi che andrà benissimo.

Per fortuna la pagina del Lei confessa è molto meno adolescenziale e da sega mentale: c’è Simona che si scopicchia l’istruttore di windsurf che piace alla sua migliore amica, Joana che ha lasciato il fidanzato perchè non si era accorto di avere un’appendice in grado di procurare piacere, Deborah invidiosa di una collega apparentemente perfetta (e cosa sarà mai), Sonia che si è fatta due punturine di Botox e non lo ha confessato alle amiche, Diana che non trova un uomo in grado di tenerle testa. Rinunciaci, non esiste.

Bah, come sono felice di non essere una Cosmogirl.

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Vecchiaia

21/03/2009

lunaNon ho l’eta. Non più almeno, fino a un po’ di tempo fa ce l’avevo ancora tutta.
Poi si invecchia, si sta insieme al fuocodipassione prescelto per più di qualche mese, e anche i succhiotti spariscono. Niente più macchie violacee, segni di evidente passione. Neanche più qualche lividetto fatto per sbaglio.
Si ingrassa. Guardo le foto di un anno fa e inorridisco. Sembro la cugina grassa di quella lì. Mi sento più intelligente in compenso, ma cavolo, non ho mai detto di voler far cambio. Voglio tornare magra. Che magra non ero, ma lo ero comunque di più. E soprattutto ero tonica, e lo sto notando adesso (ah non si apprezza mai quel che si ha, eh sì).  Da martedì piscina, e dieta, e litri di acqua naturale, e addio alla ritenzione idrica. E devo fare la ceretta e tagliarmi un po’ i capelli per smetterla di fare quella cosa durante tutte le lezioni. Una cosa disgustosa, per chi guarda, ma iperrealizzante per me. Scruto le punte dei miei capelli scrupolosamente, per ore, mentre la gente parla, cercando di individuare quelle che si dividono scomponendosi in tanti piccoli sfilacciamenti. Poi individuo, ed entra l’automatico: prendo il capello con le due mani, facendo attenzione che sia solo, lo metto tra gli incisivi e tac, mordo. In mano mi rimane la doppia punta, il capello lo sputacchio fuori. Ore, ci passo le ore.
Ho messo in ordine il mio armadio, oggi, dopo settimane di accumulo di vestiario in ogni dove. Sullo stepper (inutile dire che ormai anche lui serve solo più a quello), nella vasca da bagno, su una sedia trascinata in camera apposta per far fronte all’emergenza, sulla mia poltrona, nel cesto delle bambole (ebbene sì, ho anche una collezioncina di My Dolls. Lo dico sempre io, che non sono mai uscita dall’asilo. Qui sotto la scrivania ho sei confezioni di pongo). Ho tirato fuori e rimesso dentro tutto. Però in modo minuziosamente e maniacalmente ordinato. Poi ho fatto la stessa cosa con l’armadio del bagno, trovando una location adatta a tutte le scarpe e alle borse. Ho scoperto di avere scarpe gialle, verdi, nere col tacco alto. E’ il 21 marzo, è il caso di chiamarle pulizie di primavera.
Sono allibita. Su Cosmopolitan (che viene recapitato a casa mia ogni mese direttamente da parte della nonna, che mi ci ha abbonata qualche anno fa e da allora forse per inerzia ha continuato a farlo) esce di nuovo un romanzo a puntate. Vorrei che da qualche parte ci fosse qualcuno ad aspettarmi, un romanzo a puntate di Anna Gavalda, così recita il titolo. Una roba di un noioso mortale, ti prende fin dalla prima riga…  “Si chiama Alexandre Devermont. E’ un giovanotto biondo e roseo”. Bah. Quanta carta sprecata. In compenso devo approfondire la notizia in copertina: sapevi che puoi provare 5 diversi orgasmi? Questo è moooolto meglio.
Pensavo, mentre sistemavo l’armadio, che non ho ricordi della mia recente infanzia forse perché mi hanno saccheggiato la casa. Voglio dire: ho qui delle bambole che però hanno 3 anni di vita, e quindi non mi ricordano quando ero bambina. Avevo anche Baby Mia, da piccola, e Sbrodolina. Quando  i miei hanno divorziato, e quindi abbiamo velocemente cambiato casa per cambiare velocemente pensieri, hanno lasciato tutta la casa a disposizione degli avvoltoi. Avvoltoio zio, avvoltoio zia, avvoltoi cugini. Gli han detto: guardate in giro e se vi serve qualcosa prendetelo. Per facilitare i traslochi. Poi è mancato, forse perché da parte della squadra genitrice i problemi in quel momento erano altri, il controllo all’uscita, e chissà come sono andate smarrite anche un sacco di cose che non erano omaggi. Mi manca più che altro la mia giostra di Hello Kitty con tutti i personaggini, e la mia bambola Ramona. Un nome da zoccola, lo ammetto, ma lo aveva già quando me l’hanno regalata. Aveva i capelli rossissimi raccolti in due codine laterali e le gote rosse. Morbidosissima e grande quanto me. Sparita, buh. Non parliamo delle carrellate di libri che gli infami si sono portati a casa. Che poi ho un parentado di zoticoni ignoranti, l’unica ipotesi valida è che se li siano presi per rivenderli. Mica scemi. Mi manca anche un po’, adesso che ci penso, una grossa mela di vetro che dentro teneva un sacco di piantine organizzate tipo giardino roccioso. Era accanto al pianoforte in salotto quando ero piccola, questa è l’unica cosa che ricordo. Di quella casa là mi manca il terrazzo, grande e infinitamente lungo al settimo piano, e la  vista sulle montagne bianche. Mi manca anche la soffitta, dove mi rintanavo quando ero triste a cercare le cose abbandonate, la gabbia coi miei dieci canarini, il lettone altissimo della stanza degli ospiti. Il tecnigrafo di mio padre che stava al secondo piano e quando era ora del mio compleanno veniva trasformato in tavolo e  sotterrato da torte, salatini, patatine. Lo stereo al secondo piano, ancora per i dischi in vinile. Poi non mi ricordo molto altro. Una grossa grossissima libreria (i libri più che altro erano d’arte, essendo i genitori entrambi del settore), un grosso specchio e un grosso comò nella stanza dei miei, col lettone in ferro battuto. Le tende curatissime di mia madre, in tinta con il divano e la tovaglia. Ho una madre perfezionista, ecco da chi ho preso. Mi ricordo l’albero di Natale nell’ingresso forse uno degli ultimi inverni passati in quella casa, quella che è rimasta la mia casa, che i nonni, adesso posso dire forse per non farci sentire la tristezza, avevano attorniato di regali costosissimi. Forse è stato l’ultimo Natale, la crisi era già iniziata. Se si può chiamare crisi, quella roba lì.