Ho passato la mattinata al ShampaVillage. In mutande su un lettino a farmi coccolare con cera calda e strap-strap-strap. Spatola, striscia, pinzetta, olio. Gambe, inguine, sopracciglia. Era ora. Tutto attorno a me belle, giovani e shamposissime apprendista-estetiste intente a sperimentare tutti i trattamenti sulle clienti e tra di loro. 

E’ primavera. Sono uscita dal letargo, ho eliminato il pelo accumulato in lunghi mesi di niente-gonna-che-fa-freddo-niente-sesso-per-stesso-motivo. Adesso è tutta un’altra cosa. Gonne a gogò, che è primavera. Per il sesso niente da fare, ci sarà il passaggio da niente per il freddo a niente per il troppo caldo.

Stando tra le sosia delle scosciate di Sucker Punch ho deciso: cambio direzione. Voglio fare l’estetista. Voglio avere 18 anni e iscrivermi a quella scuola lì, e passare le giornate a farmi fare trattamenti gratis dalle amiche. Pulizia del viso, trattamento per la circolazione, massaggio seno, ceretta, massaggio per la cellulite. Gratis. Tutti i giorni. Che poi su di loro è tutto sprecato, non ne hanno bisogno. Usatele su di me, sperimentate! Riesumatemi.

Beh, mi sono sentita un po’ loro nonna, e ho pensato Cazzo, è ora di morire.

Non so, sarà che è un periodaccio. Mi sento vecchia. Mi sono sentita vecchia improvvisamente un giorno, e altrettanto improvvisamente ho capito perché gli uomini corrono dietro le giovinette. Perché? Ma ce lo chiediamo, vecchie carampane? Siamo fossili, care le mie vecchiotte, fossili e fossilizzate. Con pretese, con arie, con giudizi. A vent’anni non hai niente di tutto ciò. Nel peggiore dei casi puoi essere un po’ snob e me-la-tiro, ma in tutti gli altri a vent’anni sei una meraviglia. Bella, soda, la cellulite non sai nemmeno che forma abbia, le tette rotondette e piene, il culo sta su anche senza i collant 100 denari. Sei senza pregiudizi, idealista, felice, spensierata. Se poi fai l’estetista sei spensierata un po’ più delle altre, perché non so quali preoccupazioni possano dare i punti neri e i peli incarniti tra l’altro non tuoi. Voglio diventare estetista. Ma che poi no, anche lì c’è tutto uno stile di pensiero. Tipo che se è solo per abitudine che la mattina passi quei tre minuti davanti allo specchio a imbellettarti; se resisti per più di due o tre mesi senza provare alcuna tentazione di eliminare i peli dal tuo polpaccio, anzi ti piace passarci in mezzo le dita e osservare le sfumature di colore che prendono allungandosi; se riesci a passare davanti alla vetrina di Sephora senza nemmeno accorgertene… beh, l’estetista non la puoi fare. E’ una vocazione, ed è una Signora Vocazione. Perché i centri di estetica sono come le onoranze funebri: ce n’è sempre bisogno. Ed andarci per riflettere sugli anni che passano è un po’ come morire.

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cuore

Ostinata nel dire non lo so fare. Ma imparo in fretta.
Ostinata nel dire non fa per me. Poi tutto cambia.
Ostinata nella mia ingenuità. Sparita tanto tempo fa, ostinata bugia.
Ostinata nella testardaggine. Lenta a mutare punto di vista.
Ostinata nel non cambiare. Ma perchè dovrei?
Ostinata nel voler fare qualcosa. Per andare in quale direzione?
Ostinata nel perfezionismo. Non è meglio la velocità? Così gira il mondo.
Ostinata nel non volermi fermare. Non servirebbe a pensare.

aborto di me.

14/04/2009

aborto di me

Sono uno schifo. Mi sento uno schifo. Sto che è uno schifo. A parte fisicamente, con la faccia deturpata dall’antibiotico, il rene destro a puttane, sabbia al posto della pipì, la cervicale tornata alla ribalta dopo nuoto questa sera, le ovaie che iniziano il meticoloso lavorio di ogni sacrosanto mese. Ma poi c’è il mentalmente, da trattare. Vuota. Senza voglia di fare niente, di pensare niente, di risolvere niente. Vorrei riavvolgere il nastro ma non trovo la cassetta e non ho la forza per cercarla. Ho messo in ordine cd e documenti tutto il giorno, mi sono perfino infilata in cantina, credo di essere stata la prima a farlo in questa famiglia, pensare che siamo qui dal ’96. E mi è preso il raptus: io quel posto lo devo riordinare. Voglio analizzare, spulciare tutto quello che c’è dentro. Ovviamente la notizia è stata più che bene accolta dal genitore, che però non si è offerto in aiuto.  Ci penserò, da domani. Ho  comunque trovato nel loculetto prossimo all’implosione i libri che cercavo, letteratura latina e Pirandello, non mi sembra vero. Ho trovato non so come la forza di smettere di cucinare per andare in piscina, sono tornata, mi sono rimessa a cucinare e dopo aver cenato mi sono buttata come un cuscino di piombo sul divano. Xfactor, la semifinale, tanto per sentire della musica che non sia l’album di Amy Macdonald, che mò anche basta, lo so a memoria e l’ho scaricato solo da una settimana. Bello eh, molto molto bello. Speravo in una giornata di pace assoluta nella mia tana, domani, e invece ho scoperto che sarò in compagnia di mio fratello e quindi dovrò condividere spazi e aria. Uff. Poi mi tocca andare coi pensionati a fare code per a) ritirare gli esami del sangue, ossì, quelli da centotrentunovirgolaventi euro e b) andare dal medico a fare un’impegnativa. E invece vorrei starmene a letto tutto il giorno. Tutto. Nel frattempo continuerò a sentirmi uno schifo, e a sentirmi gelosa, e stupida, e pignola, e ipercritica, e sola, e triste, e di troppe pretese. Poi forse alzerò le spalle.

Ingarbugliandosi.

13/04/2009

garbuglioVi annuncio che da stamattina ne ho definitivamente le palle piene. Sarà che mi sono svegliata di cattivo umore, sarà che non ho le lenti negli occhi e ci vedo a stento e anche questo mi stressa un pò. Prima di alzarmi per il trillo del telefono stavo facendo un sogno il cui il succo era ma lascia perdere, e la voglia è quella di seguire ciò che dice l’oracolo del mio inconscio. Penso che dovrei fare mille cose per l’università, penso che però ho la nausea solo a pensarci. Ho preso la seconda pastiglia di antibiotico, ho di nuovo la faccia fiorita come una cartina topografica perchè io quel coso non lo tollero. Speravo che oggi piovesse per evitarmi giri in bici con la mamma desiderosa di sport e natura, e invece mi alzo e trovo uccellini che cantano e sole splendente. Mio fratello è ancora nel letto e se ne sbatte, e mioddio quanto fa bene. Dovrei fare una doccia, ma non so se ne avrò la forza. Tanto domani vado in piscina. Devo leggere tre Medea diverse (Euripide, Ovidio, Seneca) e fare una relazione su quella moderna della Wolf. Una relazione su cosa non so, inventerò all’ultimo. Poi ci sono le traduzioni inutili dal Sassone, e Pirandello. Devo ancora andare in cantina a scovare il suo libro, so che c’è, devo solo capire dove esattamente. Devo anche risistemare la tesi per luglio, in modo che sia stampata meglio dell’ultima volta (tentativo uno) e non ci siano errori. Vorrei prendere e andare in Scozia, innamorarmi di un bello scozzese con una casa nel verde e rimanere là per sempre. Ovviamente passando dall’Italia a Natale e magari Pasqua, così tanto per tenersi informati. C’è Internet, mica si sente più la lontananza. Devo disintossicarmi, e da qualche parte comincerò.

Pensieri runici

16/03/2009

mavaffanculo

E’ il 2003. Tu esci dal liceo non per tornarci il giorno dopo ma per non tornarci mai più, e decidi che ti piacerebbe fare psicologia. Non lo fai, perché ti si prospetterebbero almeno sei anni di studio. E tu sei pigra, terribilmente pigra. Ti piacciono le lingue, e ti ci iscrivi. Lingue e Letterature Straniere, ti lasci affascinare dallo stesso professore che poi sarà il tuo incubo per i futuri tre anni, che parla in modo sensuale e convintissimo della validità della facoltà. Mi sto ancora chiedendo quanto diavolo si droghi per affermare una cosa del genere.

Per un pelo rientri nel nuovo ordinamento: 3+2. Dici vabbè, passerà, così forse è più facile. Cazzata. Segui le lezioni (ok, ok, in modo sporadico a volte. Ma il richiamo del caffè è troppo forte) e dai esami per tre anni. Poi quando ti mancano due esami inizi a lavorare (facendo le cose più impensate, come la supplente di lingue) e ritardi. Ritardi, ritardi… E l’ultimo esame lo dai nel 2009. Febbraio. Per un pelo non rientri tra i fortunati che discutono la tesi subito, a inizio febbraio. La rimandi a luglio, ma tutto è pronto e già rilegato da gennaio. Nel frattempo, d’accordo con alcuni professori, cominci a seguire i corsi di specialistica per non perdere altro tempo. Arrivi a metà del semestre, e scopri da informazioni frammentarie e poco specifiche di alcuni professori che da settembre la specialistica che tu hai iniziato a seguire aumma aumma non esisterà più. Sarà sostituita da una specialistica 2+1 (per un totale, udite udite, di SEI ANNI di studio per non sapere una mazza di lingua. E io non avevo fatto psicologia) a numero chiuso (toh, han trovato il modo di farci fuori) che abilita all’insegnamento automaticamente. Eggià. E io che dopo due anni di esperienza nelle classi avevo appena deciso che quella cosa lì, per cui ti sforzi tanto e prendi mille euro al mese, che se ci pensavi prima conveniva fare l’operaio, non mi interessa, cosa faccio adesso? La risposta è: attendo. Continuo a seguire i corsi aumma aumma nella speranza che il preside muoia e il tutto sia un buco nell’acqua. Ed è la prima volta che mi auguro uno sterminio del genere. Tutti morti, sperando che i prossimi siano più intelligenti.

 

Ma andate un potutti a fare in culo, luridi bastardi.

 

Ve lo dico in runico, così magari suona meno volgare. VOLEVO scrivervelo in runico, ma su wordpress a quanto pare non ci sono i caratteri. Ups.

 

 

lamentele

Come avrete capito, domani ho avuto cose da fare (mica frivolezze neh, cose pertinenti il mio corso di studi come analizzare a fondo la sintassi di una nota lirica di Montale, per la gioia di grandi e piccini) ed è arrivato dopodomani. Ed eccoci qua.

 

Ero arrivata al punto 5, i brufoli credo. Ne ho almeno due per guancia, al momento, della tipologia arrivo-restounpò-poilascioilsegno. E il segno l’han lasciato eccome, è lì. Crosticine Spellatose ovunque.

Un’altra zona del corpo dove si concentrano Crosticine Spellatose sono i piedi (punto 6). Quando togli i calzini e il filo di scozia rimane lì, si tende si tende ma rimane attaccato, e tu ti chiedi come? Perché? Perché a me? e lui è sempre lì. Tac, si stacca, e fai caso al problema. Il filo di scozia è come il dolore, se non ci fosse lui non sapresti dell’esistenza dei problemi. Tipo: ho malissimo allo stomaco, vuol dire che nel mio stomaco c’è qualcosa che non va. Oppure ho mangiato kebab e merluzzo fritto a colazione. Tira il filo di scozia, vuol dire che ho dei piedi. Anche se per me non esistono, e non so nulla della loro salute. Ma quando tira il filo, proprio lì, realizzi che i tuoi piedi tanto bene non stanno. Hai i calli, baby, e si sfaldano tanto sono secchi. Alla sottoscritta questa terribile malattia colpisce tallone, il callo sotto i mignoli, il callo sotto il terzo dito, il callo sotto l’alluce. Per chi si sta chiedendo come faccia ad appoggiare tutto il peso in ben 3 punti… lasciamo perdere, altro giro, altra corsa. Prossimo post magari, in onore di tutti i feticisti.

Vorrei parlare adesso, come settimo lamento (e mi sembra d’obbligo arrivare a 10, come i comandamenti), dei peli incarniti. Voglio dire, siamo donne. Non è che possiamo passare la vita col rasoio gilette in mano, né tanto meno in compagnia di quella puzzolentissima cosa che chiamano crema depilatoria, e che – credetemi- non depila proprio niente. Sta lì, puzza, poi ci metti un quarto d’ora a togliertela di dosso. Una nottata invece per toglierti il suo odore di dosso. E i peli sono ancora tutti lì, che sorridono e fanno ciaociao con la manina. Allora rimangono due possibilità: o abbandonare la causa, arrendersi alla parentela con i gorilla e schifare il mondo, oppure la ceretta. E la ceretta sulle gambe è fighissima, dura un sacco e i peli ricrescono sempre più sottili e morbidelli, che neanche più il fidanzato si accorge della loro presenza (che poi diciamo la verità, l’animale fidanzato, quando si trova animale fidanzata nel letto tende a non schifarsi tantissimo per la presenza – per noi imbarazzantissima- di peluria diffusa).  Ma vogliamo parlare dell’INGUINE? Eh? Fatemela conoscere, quella che cerettandosi la patata almeno una volta in un mese poi non passa i restanti 30 giorni (29, se la fa a novembre, april, giugno e settembre; 27 se la fa a febbraio) ad osservare schifata e lottare contro quell’esercito di igloo di peli incarniti infiammati che rendono il nostro secondo (?) cervello simile a un campo minato. Dai amore, schiaccia qui.

 

Rimando i punti 8, 9 e 10 alla prossima. Potrebbe essere domani, dopodomani, o forse mai più. Quando finirò di togliere i calli.

Il crollo.

16/02/2009

Non ho più certezze. Da stamattina neanche più i peli sulle gambe. Mi ci ero affezionata, così biondi e soffici che fanno venir voglia di passarci sempre le mani, come fossero capelli. Ho sistemato anche le sopracciglia. Ho una voglia matta di chiudere bottega. Chiudere questo mio angolo di confessionale, chiudere facebook – che più che nervoso non mi suscita, ma ci rimango che non si sa mai – chiudere internet e buttare il pc. Lo farei anche subito. Ma non lo faccio perchè ho appena ripristinato il sistema e cresco con la speranza che prima o poi questo laptop mi sia anche utile, prima o poi. Pensavo per scrivere la tesi, tipo. E la speranza cresce con me, e marcisce lentamente.

Non ho più certezze dicevo. Da ieri sera tutto è cambiato. Non che ne avessi molte, prima, ma c’era quel mantenere le apparenze in modo divertito… beh, quello è crollato. Stronzata, eh, mica niente di fondamentale o qualche verità distrutta. No. Non ho scoperto di essere stata adottata e nemmeno di essere stata ingravidata da un alieno. Ma avevo l’impressione che ci fosse un blog in questo mondo virtuale degno di nota, che per le cose idiote e senza senso e ciniche che ci venivano scritte meritava un minimo di attenzione. Un controllino ogni tanto, almeno. Poi tutto è cambiato. Ho scoperto quanto anche quel blog sia finalizzato al commercio senza fini di lucro, alla “fama” (non chiedetemi, non so) e alla voglia di fare scena e tanto rumore per nulla. Voglio dire, io vengo qui. Ci vengo perchè magari mi annoio, o ci vengo perchè ho qualcosa da dire, che vi interessi o meno. A volte non interessa neanche me. Però ci vengo, ci sono io, chi ci passa sa che non troverà mai niente di entusiasmante, ci passa per abitudine. Ieri scopro che anche il blog non mio di cui andavo fiera (pur dissociandomi il più delle volte dalle cose che ci vengono scritte) è esageratamente autocelebrativo. Un circolo aperto tanto da accettare chiunque abbia voglia di scrivere cazzate ma chiuso su se stesso in una sorta di circolo vizioso. E boh, non che la cosa sia importante, ma mi ha lasciato in bocca lo stesso gusto che ti lascia la banana dopo il caffè, non so se abbiate mai provato. E come spiegazione mi si dice: è un esperimento sociologico, vediamo se così troviamo nuovi stimoli. Non sono d’accordo. Il blog nessuno ti paga per tenerlo, se gli stimoli per scriverci su non li hai vuol dire che qualcosa è cambiato, o semplicemente che non ha più motivo di esistere: è nato, si è sviluppato, vuole morire. E’ il ciclo della vita. Si clicca su cancella e se sei forte puoi ricominciare da capo, magari con qualcosa di diverso. Ma non sono fatti miei, per quanto mi riguarda problema eliminato, blog sparito dalla mia già cortissima lista di blog preferiti. Però bù, un senso un pò di delusione. Sono spesso soggetta, quasi assoggettata a questo sentimento. E qui, ieri, ha colpito di brutto.

Mi aspetta una settimana lavorativa con soggiorno a casa di mia madre, che diolabenedica non ha internet e pensate – neanche un computer. Lo usa già abbastanza in ufficio per rompersi le palle anche a casa. Lei preferisce fare l’artista, e se fossi capace a disegnare lo farei anche io. Ma sono la pecora nera della famiglia, e cliccare sui tastini è più facile di tutto il resto. Per cui almeno per questa settimana, per rifarmi della delusione prendo armi e bagagli (trasloooochi! qui, qui!!) e mi trasferisco nel magico mondo della Realtà. A risentirci, it’s rehab time.

Ho la netta sensazione che la gente non capisca un cazzo. Anche io non capisco granchè, tanto per essere chiari e modesti, ma ahimè concedetemi il lusso della superiorità PERCEPITA, se non ancora confermata.

Ho iniziato a pensarlo guardando il TG poco fa. Guardando gli enne stupri di ragazze minorenni e non (che importa? è meno grave su una che i diciotto li ha già compiuti?) e le hostess licenziate per la presenza al GF e i ragazzini che a) si spatafasciano in macchina e muoiono b)si danno fuoco e finiscono gravissimi in ospedale per cosa? Per fare uno stracazzo di video da mettere su YouTube ed essere osannati da milioni di teste di minchia in tutto il mondo (eh sì, questa volta concedetemi qualche parolaccia, che altrimenti non saprei dare definizioni).
Poi sento dire che la censura su YouTube sarebbe gravissima perchè limiterebbe tutti quelli che lo usano in modo giusto (vedi monaci tibetani, aspiranti cantanti & co.). Ma cazzo, dico io, lo avete mai visto il cartello frutto della saggezza popolare che dice PER COLPA DI QUALCUNO NON SI FA CREDITO A NESSUNO?! No, a quanto pare no. E allora il lampo di genio di un altro egregio intervistato: dobbiamo educare i nostri ragazzi. Ma porca puttana, Esseri Immondi: avete lasciato che la tv con tutti i suoi eroi e le sue puttane (pardon, vallette) educasse i vostri bambini, il danno è fatto, cosa volete farci, adesso? Vogliamo insegnare quando ormai sono diventati vandali o completamente stupidi quali sono i valori? Eh no dolcezze, dovevate pensarci prima. Ho spento la tv prima di sentire ancora qualcuno dire che è COLPA DELLA SCUOLA. E incazzarmi ulteriormente perchè, udite udite… Non è la scuola a cui spetta educare tuo figlio, idiota. Sei tu che devi iniziare, poi la scuola completa. L’errore è tuo, socio, soltanto tuo.
Chiudetelo, YouTube. E come lui tutti gli altri siti in cui si possa esprimere la propria deficienza con manifestazioni più o meno degne. E’ una soluzione troppo radicale? A mali estremi, estremi rimedi. Ma queste perle perchè sono state così fottutamente dimenticate??? E’ che il male che ci affligge è lo stesso per tutti: i bimbi di oggi sono annoiati perchè i genitori non hanno mai avuto il coraggio di dire di NO. E non hanno mai avuto il coraggio di togliergli niente. La società fa lo stesso con loro. Non togliamogli l’espressività, Per Dio. Non togliamogli nulla allora, e aspettiamo che siano loro a fare tabula rasa. Datemi retta, non ci vorrà molto.

Delle hostess licenziate perchè hanno partecipato al GF non presentandosi al lavoro non ne voglio neanche parlare, direi che essere buttata fuori era il meno che ti potesse succedere, cretina. Magari con tutta questa pubblicità trovi qualcuno che ti finanzia un cervello nuovo, e vedrai che grande scoperta.

Passiamo agli stupri. Han detto che è colpa della tv, che generazioni e generazioni sono state abituate a vedere il corpo della donna come merce. Sta a vedere che adesso è colpa della donna. Colpa di Lei, che si è emancipata. Certo. Quando poi la smettiamo di dire stronzate…
Sentite qui: sono arrivata all’aeroporto di New York: sono stata fotografata e mi hanno preso le impronte di tutte e dieci le dita. E noi qui in Italia, qui che NON SIAMO RAZZISTI O PER CARITA’, qui non lo facciamo. Sarebbe un metodo barbaro. Non vogliamo prendere le impronte ai Signori che vengono a farci visita come ha fatto Pinocchio nel Paese dei Balocchi? E allora ce lo meritiamo, di farci ridere dietro perchè la nostra Giustizia non esiste. Ma cazzo, non se lo meritano le ragazze che ogni giorno vengono stuprate in ogni angolo buio di Italia. Non se lo meritava la ragazzina che festeggiava San Valentino col suo fidanzato, e alle sei del pomeriggio è stata violentata in un parco.
Sapete cosa vi dico? E’ tardi, per educare. Non serve una cultura, per correre ai ripari. Serve l’esempio. Se ti becco, o violentatore, i passaggi a cui sei sottoposto sono due: castrazione chimica, poi amputiamo una manina e un piedino. Per due motivi. La gente ti riconosce. E se si passa al linciaggio, beh, un pò te la sei cercata. E se sei straniero, dopo averti castrato e amputato arti a mio piacimento ti rispedisco dritto dritto al tuo Paese senza possibilità di ritorno. Libero di marcire lì. Sono sicura che questa pena farebbe almeno riflettere cinque minuti in più qualsiasi potenziale violentatore. Adesso basta, tolleranza zero. Datti una svegliata, Italia.

Comunque, dopo tutte queste riflessioni arrivo qui sul magico mondo di Internet e scopro che uno dei blog che seguo di più è stato “manomesso” (ovviamente col benestare dei possessori) e adesso, da blog cinico e cattivo è passato a valvola di sfogo per una 15enne in cerca di esperienze. Delusione profondissima, ed ecco che il blog è sparito dai miei Preferiti. Plof, caduto in basso.
Delusione e sofferenza.

28/11/2008

Volevo la neve. Speravo arrivasse, la desideravo parecchio.

Adesso che è arrivata, guardo incuriosita fuori dalla finestra: pesanti fiocchi di neve che cadono giù veloci, gli alberi completamente bianchi, solo qualche foglia spunta ancora qua e là, i tetti bianchi… e non succede niente. Non una sensazione. Sto lì, ammutolita, a guardare. Mi infastidisce quasi. Poltiglia per strada, la sensazione dell’imminente scioglimento che arriva, il freddo che però non è abbastanza freddo. Non esco di casa, non ho voglia di bagnarmi. Penso a quand’ero piccola, penso alla neve come quasi unica soddisfazione invernale, penso al bob e alle palle di neve. Adesso niente di tutto questo mi affascina. Non il bob, ovvio, ma neanche l’idea di guardare per ore i fiocchi scendere giù e posarsi sulla finestra. Da piccola non vedevo l’ora che succedesse. Poi mi perdevo ad osservare la struttura di ogni singolo fiocco di neve, e quando questa era abbastanza asciutta, quella struttura era riconoscibilissima. E’ bello il fiocco di neve. Era bello.

Insieme alla perdita di interesse per la neve, ce ne sono state tante altre.
Quella per il Natale ad esempio. Non lo sento più. Dicembre diventa solo un mese come gli altri undici, solo che ci sono tante lucine in più per strada. E’ bello fare shopping per i regali, ma niente più. Anzi, negli ultimi anni anche quello si è trasformato in un incubo.
La befana poi. La calza piena di caramelle, cioccolato, carbone, sorpresine e mandarini. Gli stessi mandarini che poi usavamo per fare delle candeline improvvisate, era divertente. Adesso il sei gennaio è il sei gennaio, e potrebbe essere il 12 il 30 o un altro mese. e’ sempre tutto uguale.

Che bello essere adulti (voglio tornà bbbambiiiiiina!).

Ore 10 – metropolitana. Tutto intorno a me, occhietti ipertruccati, spalle e gambe al vento nonostante il freddo di montagna. Forse il gelo non lo sentono per via del fuoco della conoscenza e di bisogno di cultura che gli brucia dentro. Personalmente, sto appena appena bene coi calzini di lana. C’è anche chi per l’occasione rispolvera i vecchi scaldamuscoli coi colori della pace e li abbina alle scarpe da ginnastica con la zeppa. Fa molto Flashdance.
Scendo alla stazione, la trovo affollatissima, aspetto il pullman. Aspetto, aspetto… Guardo le persone intorno a me.
Età media: 15 anni, capelli spesso sparati in aria sul cucuzzolo, forse per recuperare quei centimetri di altezza che mamma natura non gli ha dato. Sembrano piccoli spaventapasseri, hanno sbagliato favola.
Motivo per cui sono lì: scioperare. Presumibilmente contro la GELMINI, che detto per inciso continuo a sentir pronunciare Germini. Sarà l’inconscio (interpretazione in chiave freudiana) a far sì che storpino il cognome per l’astio che provano, o (interpretazione in chiave realistica) sono tanto informati su tutta la faccenda da non aver mai visto quel cognome scritto da nessuna parte.
Aspetto 20 minuti il bus con i pargoletti imbellettati per poi scoprire che non arriverà mai, sono stati deviati tutti per via del corteo. …zzo.
Riprendo la metro e tento la via secondaria per l’università… metro di nuovo carica di ragazzini vestiti a festa nei cui occhi vedo la felicità di chi ha vinto un permesso premio. Arrivata là, suono di fischietti, urla, striscioni. Ragazzini sbarbati e giovani dei centri sociali. Che studenti non sono, forse non lo sono mai stati, ma protestano perchè è comodo così. Gelmini=destra, destra=il Male. Legalize it.
Trovo un palazzetto deserto, e un foglio attaccato alla porta dell’aula (dove il prof aveva garantito, la lezione ci sarebbe stata comunque) mi invita a raggiungere tutti i miei colleghi di facoltà al punto di ritrovo per unirsi al corteo. …ulo.
Me ne torno – a piedi, di autobus neanche mezzo – verso la metro, e di nuovo mi trovo circondata da ragazzine che si dedicano allo shopping selvaggio e frotte di tamarri che, indovina un pò? Oggi sciopereranno alle Gru. Di nuovo tutti in metro: io verso casa, loro verso la Vacanza.
La cosa divertente? Gli shoppingari e i fancazzisti saranno annoverati nel numero degli studenti contro la Gelmini. Hanno fatto l’Italia… sarebbe stato meglio fermarsi lì, invece che cercar di fare gli italiani.