bara di facebookQuando la tecnologia invece di fare miracoli fa disastri. Quando vai su Facebook per abitudine ma stringi i denti, perchè vedere tutti quegli status, entrare nelle altrui vite ti fa girare vorticosamente i coglioni. Perchè a te non interessa. A qualcuno di loro sì. A quelli che ogni giorno ti commentano lo status, quelli che osservano e analizzano. Ma io non sono loro. Poi quando discuti con qualcuno allora gli status diventano manovrati. Ci leggi dentro un significato solo, sai che è quello, anche se potrebbe voler dire mille altre cose. Quando “cucino gli spaghetti” (che poi, chissenefrega) diventa “vedrai come ti faccio fritto”. Sembriamo tutti tornati alle elementari, quando il nostro compagno di banco carino diventava “elefantino” giusto attirare il suo odio (di qui, la sua attenzione e nel migliore dei casi addirittura il suo letto, una volta cresciuti).

Però alle elementari non ci siamo più. Mi avete rotto le palle. Da oggi ho un orso grigio e peloso per profilo. Ha un occhio solo, ma meglio così, almeno non è costretto a vedere tutto anche da lì. Ho un orso grigio e peloso e pochissimi amici, un nuovo profilo perchè quello di prima non era più mio ma di dominio pubblico. Così è rimasta la mia faccia su una pagina dai contenuti vuoti ma assolutamente non discutibili, a fare da facciata. Lì, bella, buona, che augura a tutti una felice settimana. Sperando che la metà dei contatti muoia dentro (quando possibile, anche fuori) nel non sapere più i fatti miei. E’ successo che ho ottenuto un ruolo pubblico, per una stupidissima associazione, e non lo volevo. Così io, rompicazzo, spontanea, schietta e sincera, ho cominciato ad avere problemi per via della ristrettezza mentale di alcuni membri e per via del mio caratterino scontroso. Più della ristrettezza mentale loro, comunque.

Tutto questo per dire… fottetevi, gente, e trovate altre ragioni di vita che non siano me.