Questo blog è morto. Diventato obsoleto insieme ad Alice e il suo Paese delle Meraviglie. Non se lo è mai cagato NESSUNO, e dico NESSUNO, poi lo ha rivisitato Tim Burton e ne parlano tutti. Ed ecco citazioni nuovissime e indimenticabili su tutti gli status di Facebook e Stregatti un po’ da tutte le parti. Devo cambiargli il nome, pensavo a qualcosa come In cura da uno bravo o LeSegheMentaliNonFinisconoMai. Banali entrambi, lo so.

Che poi tanto crescendo scopri che nel Paese delle Meraviglie ci finisci solo se ti droghi. Finisci perfino di sognare, con l’età. Invece di sognare di parlare col tuo gatto, inseguire il Bianconiglio, eventualmente perdere la scarpetta in corsa ed essere sposata dal Principe, per poi scappare con il Cappellaio Matto dell’ultima edizione (perchè non ce n’è, Depp è meglio di qualsiasi principe ancora disponibile sul mercato), hai incubi. Ricorrenti, magari. Come quello in cui cadi nel pozzo e un serpente ti fa a pezzi per poi rigettarti fuori. Tanto per dirne una. Oppure quella in cui il tuo fidanzato o supposto tale ci prova col mondo intero ignorando le conseguenze di una simile Minchiata. Tanto per dirne una.

Ecco la mia storia nel Paese delle Meraviglie. Alice è una bella fanciulletta, parla coi suoi gatti, non ha capelli color platino (per amore del bello e del vero) e conduce una vita appartata e tranquilla nel Mondo di Quassù. Un giorno, seguendo il Bianconiglio, si ritrova nel Paese delle Meraviglie. Incontra subito il Principe, che ha tanti difettucci ma almeno non è azzurro. Si fidanzano. Vive nel Paese delle Meraviglie col Principe per quasi due anni, resistendo alla tentazione di scappare con Cappellai, Brucaliffi, Dodo e chi più ne ha più ne metta, perchè non ne ha alcun bisogno. A lei basta il Principe. Pensare che prima di conoscerlo sarebbe fuggita con qualsiasi essere di sesso maschile o semplicemente di sesso e basta, perfino con il Dormouse. Il Principe le dichiara devozione assoluta ogni giorno. Però dichiara devozione anche a tante altre. La prima è una straniera, capitata un giorno per caso nel Paese delle meraviglie, attraente e con accento inglese. Alice trova tutte le conversazioni con lei, e lascia il Principe. Lui si scusa, si riscusa, promette di non farlo più (mai credere ai Principi quando dicono che non succederà più) e i due tornano insieme dopo qualche schiaffo. Qualche crisi, come in tutte le coppie più belle del mondo, e poi di nuovo il trionfo dell’Amore. Stiamo insieme per sempre, troviamo un lavoro, andiamo a vivere insieme, sposiamoci, facciamo bambini, tanti nipoti. Grandi progetti, quelli che si fanno in questi casi. E’ bello stare seduti su una panchina, immobili, pensando a grandi cose. Sempre immobili, però, prima e dopo. La seconda è una francese, capitata anche lei un giorno per caso nel Paese delle Meraviglie, attraente e con – ok, è ovvio- accento francese. Alice trova tutte le conversazioni con lei, e lascia il Principe. Lui si scusa, si riscusa, promette di non farlo mai più….. no, non è vero. Non si scusa neanche. Alice non lo scuserebbe per la seconda volta, e lui lo sa. Per questa seconda volta in più c’è l’aggravante che la francese si farebbe anche i pali della luce, e l’idea che il Principe, oltre che irrispettoso, sia stato anche terribilmente coglione a cascarci come una pera marcia dall’albero, non le va giù.

Che storia noiosa. Adesso capisco perchè Carroll non ha previsto nessun Principe in Alice nel Paese delle Meraviglie: non sarebbe più stato delle Meraviglie.

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billy balloEh no. Mi oppongo. C’è chi scrive “Billy Ballo è stato arrestato” sul blog e diventa famoso.
Io mi cimento da settimane, forse mesi, nel dare consigli a tutti gli adolescenti con problemi da adolescenti di Italia, e non ho ricevuto segni di vita. Ho bisogno di interazione, gente.
Prendiamo la ragazzina che se la faceva con Billy Ballo: era una adolescente. Ma a quanto pare aveva già superato i problemi adolescenziali che qualsiasi 13enne, ai miei tempi, avrebbe potuto avere. Forse è questo il problema, è che mi rivolgo a finti adolescenti già troppo cresciuti. Fisicamente, intendo. Dal prossimo post farò riferimento ad una fascia di età tra gli otto e gli undici anni, adesso sono loro le vere star delle crisi per lo sviluppo. E dite quel che volete, ma se sei in terza media e te la fai con uno che fa il comico in tivvù, diventi una figa, una di mondo. Questione di aspirazioni, tutto lì.
E’ sabato sera, e io odio il sabato sera. E’ una questione da snob sociopatica e agorafobica, lo capisco. Ma mi irrita profondamente dovermi mescolare, quasi fondere con interi squadroni di marmaglia truzza che scende dalle montagne col vestito buono per approfittare dell’evento settimanale. Sono una classista che non rientra in nessuna classe, ma le critica tutte più che volentieri. A questo fastidio indotto dal giorno che sono costretta a vivere, ci aggiungo quello dato da bozzi violacei della grandezza di palle da ping pong su braccia e schiena, solo perchè ieri sera giocando a fare la cciovane ad una festa tipo baccanale ho fatto due giri nel carrello della spesa. Chissà dove stracazzo ho battuto, in tutti i casi Lasonil (e vabbè, no, è Voltatrauma, ma l’altro fa più trendy) mi risolverà il problema. Dopo essermi fatta un bagno caldissimo e rilassantissimo tra la schiuma profumata di mora e aver bevuto un tè per scaldare il pancino che è ancora pieno di vino. O forse di fragole con crema chantilly, ma che differenza fa.
Il mio fidanzato, anch’egli poco amante del sabato sera, è ad una festa in suo onore in compagnia del suo cane e di sua madre. Mio padre è a fare compagnia a mia nonna, che sta diventando vedova. E ci sta una riflessione. Dopo il suo terzo infarto, ieri sera mio nonno ha battuto la testa. E lui, architetto da una vita, che fino a due giorni fa continuava a progettare nonostante gli 85 anni, sta morendo in queste ore per una emorragia bilaterale alla testa. Se il meccanismo è questo, finirò per morire di un qualche tumore ai genitali, in assoluto la parte più attiva di me.

morto a gallaAh ah, vi piacerebbe. Vi piacerebbe stare qui a leggere chissà cosa, magari che sono in crisi.
Embè, non lo sono. Sono stata messa davanti a fatti compiuti una mattina, non sono stata consultata e sono sicura che c’è chi pensa che me lo meriti. E allora sì, supponiamo che me lo meriti e lasciamo tutto com’è. Tanto fuori c’è il sole, è finalmente primavera, e Carmen Consoli di là blatera cose su rinunce e contropartite. Va tutto bene. Mi lascerò trasportare dallo stato delle cose e dal flusso della vita. Che poi diventa cerchio, e si  muore. Ma ho già deciso con chi di dovere che voglio rinascere in un glicine. Ah, dimenticavo Dio, bianco, se posso scegliere. Mi lascio trasportare perchè sono stufa di sbracciare per stare a galla. Ho male a un ginocchio e gli addominali doloranti. Voglio fare il morto, e restare lì un po’. O per sempre, non m’importa. Oggi ho deciso che non voglio che me ne importi di niente, ho deciso che voglio stare a galla e riposarmi. Perchè sono stufa di dover pensare a compromessi e possibilità. Non voglio pensare a niente.
Ah ah, vi piacerebbe. Vi piacerebbe stare qui a leggere chissà cosa, magari che sono in crisi.
Embè, non lo sono. Sono stata messa davanti a fatti compiuti una mattina, non sono stata consultata e sono sicura che c’è chi pensa che me lo meriti. E allora sì, supponiamo che me lo meriti e lasciamo tutto com’è. Tanto fuori c’è il sole, è finalmente primavera, e Carmen Consoli di là blatera cose su rinunce e contropartite. Va tutto bene. Mi lascerò trasportare dallo stato delle cose e dal flusso della vita. Che poi diventa cerchio, e si  muore. Ma ho già deciso con chi di dovere che voglio rinascere in un glicine. Ah, dimenticavo Dio, bianco, se posso scegliere. Mi lascio trasportare perchè sono stufa di sbracciare per stare a galla. Ho male a un ginocchio e gli addominali doloranti. Voglio fare il morto, e restare lì un po’. O per sempre, non m’importa. Oggi ho deciso che non voglio che me ne importi di niente, ho deciso che voglio stare a galla e riposarmi. Perchè sono stufa di dover pensare a compromessi e possibilità. Non voglio pensare a niente.

Tiè.

27/04/2009

vagnottoHo sognato di partorire un ghiro. Che non era proprio un ghiro-ghiro, era un incrocio tra un piccolo ghiro, un piccolo formichiere e una piccola scimmietta. In comune hanno che sono marroni e basta, lo so, ma vi assicuro che era proprio un misto. E mi ricordo che lo cullavo e lui mi guardava col suo musino e gli occhi grandi, avvicinava oscillando il suo naso lungo da formichiere alla mia faccia e stava lì, tranquillo, ma senza addormentarsi. Intorno a me non ricordo chi, ma tutte persone conosciute, in una casa che aveva un nonsochè di conosciuto. Di papà ghiro però neanche l’ombra. Forse era una comune hippie, e si spiegano tante cose.
Credo che su tutto questo abbia influito molto il documentario che ho visto ieri all’ora di pranzo. Timbuctu, credo. Io avevo appena finito di mangiare, ero tutta di buon umore dopo essermi tirata su con qualche bicchiere di sauvignon e mi vedo passare davanti agli occhi, nell’ordine: vicenda e rappresentazione della morte di un piccolo di scimmia dominante; morte e funerali di un piccolo di elefante. Con tanto di commento partecipato, di spiegazioni e dimostrazione sul come e perchè si muoia. E la mamma moglie di scimmia dominante che si trascina il cadavere del piccolo per giorni, non si arrende al fatto che sia morto (per  le percosse subite da un rivale del padre scimmia dominante). E la mamma elefantino deceduto che lo scuote con la proboscide per svegliarlo. E poi tutto il branco lì per i funerali, facendo oscillare la proboscide con la gamba destra alzata. Zampa, o quello che è. Io li umanizzo tutti, quei cosi. Che in tanto sono molto più umani di noi, anche se vogliamo ostinarci a sentirci superiori. Unico elemento di sollievo: il rivale del maschio di scimmia dominante muore sbranato da un esemplare di gattone troppo cresciuto, dopo essere stato abbandonato dal branco. Tzè, uno pari.
Tutto questo, accompagnato dal vinello che torna su, da schifo, sdegno e voglia di vendetta mi fa tornare alla mente una puntata di Timbuctu (sia bandito, quel coso) di qualche tempo fa. Sempre dopo pranzo, sempre morti. Quella volta era stato un piccolo di ippopotamo, che perso di vista un attimo dalla madre era finito tra le grinfie del maschio del branco che, a quanto pare tiranno, non voleva rivali potenziali. L’aveva pestato come succede quando vuoi farti amici gli albanesi, e poi l’aveva mollato lì, nell’acqua. Si vedeva il corpicino piccolo e indifeso cadere giù…. pluf, sul fondo sabbioso. Ritrovato dalla mamma disperata era ormai bianco, ma lei senza perdersi d’animo cominciava a dargli colpi con la testa per svegliarlo e portarlo su… per poi rinunciare dopo tanto, troppo tempo ed andarsene distrutta lasciando lì il corpicino. Poi esco per andare a una conferenza (di domenica, tragedia nella tragedia) e per strada trovo il corpo senza testa di un piccione. Sangue che scorre, non è lì da tanto. Torno a casa dalla conferenza, e trovo la chiamata di mia nonna: il nonno ha avuto un infarto. E non ditemi che non è stata una giornata di presagi.

opinioni

Non è che abbia granché da dire, ma aprire la mia paginetta e trovarci un post di insulti rivolti ad una facoltà inutile come tante altre mi irrita. Devo andare avanti, scriverci su. Ma gli insulti rimangono, che sia chiaro.

Sono arrivata da poco a casa, ho letto un post nuovo su uno dei miei blog amici. C’è chi si lamenta di chi lo accusa di essere un fancazzista. E reagisce dimostrando che vivere in attesa che esca il numero su cui si ha puntato tutto alla roulette, e sperarci mentre si vive in attesa è fare qualcosa. Anzi, molto di più: è fare qualcosa meglio di altri. Siano beati tutti i temerari. Ci sono anche donne mancate (o se preferite uomini mancati, visto che è solo il membro quello che manca) che non fanno altro che lamentarsi per la profonda noia dell’esistenza sproloquiando come un tossico in procinto di lasciarsi cadere giù da un cavalcavia e fumando sigarette – perché se il salto non andasse bene almeno si è sicuri di morire di qualcosa d’altro. Tanto per vivere l’insulsa vitaccia che tutti ci portiamo avanti faticosamente è meglio schiattare, è questo il parere. Sono d’accordo, ma le parole non risolvono. Usa il cavalcavia, dai retta a zia.

Di là mio padre cucina per noi e per la sua fidanzata, non ho cuore di dirgli che salterei volentieri la cena perché sono stanca e ho mal di stomaco.

Più di là ancora mio fratello si sta facendo la barba cantando quelle che sono state le canzoni simbolo di Woodstock, e che fino a pochi mesi fa snobbava un sacco. Come cambiano velocemente i gusti. E le opinioni. E i pareri. Un po’ tutto cambia, per fortuna.

Ho un fidanzato che forse preso da crisi di mezz’età è diventato improvvisamente sportivo. Dall’altra settimana. E si sente una bestia. Aspetto fiduciosa che mi mostri i pettorali scolpiti e che si mostri bestia fino in fondo esibendosi in prestazioni da guinness. Con me, e non con le amanti che forse frequenta quando a me dice vado in palestra.

Ho le mani ghiacciate. 

Domani mi arrivano. Notiziona. Sarò di cattivo umore. Ma adesso che ci penso sono sempre di cattivo umore, non lo noterà nessuno. Che poi non proprio sempre, sono di cattivo umore solo ultimamente, perché sono malata. Ma sono felice di non condurre un’insulsa esistenza come MachoGirl qui sopra citata, che mi sarei già suicidata annegata tra lo spermino sterile delle mie pippe mentali.

10/03/2009

ilalla

Qui succedono cose strane. Di là l’aspirapolvere di Maria che mi sta scrostando il bagno, di qui la tv che bercia. In mezzo, io. Sulle gambe il computer, come sempre, con la noia di sempre.

 

Non sono in università per miracolo, e non riesco a godermi la cosa. Fuori sole. Ho mal di testa, il collo bloccato. Un po’ di scazzo residuo che non se ne vuole andare. Le mani che sanno di fertilizzante naturale (traducete un po’ voi), stamattina dopo tanto tempo ho ricominciato ad occuparmi delle mie piante. Aspetto le 16 per andare a sgomitare coi pensionati per ottenere dal mio medico le impegnative per fare quella dozzina di esami prescritti dal gastroenterologo stamattina. Ho la febbre, la solita febbriciattola da infezione barra infiammazione che ho da novembre ma che oggi con il mal di testa si fa sentire di più. Mi telefona l’ottico, forse hanno trovato delle lenti a contatto superdotate per i miei occhioni grandi grandi. Mi sento come se fossi in decomposizione, non me ne va una giusta. In più un lavoro infinito su Montale che mi trascino dalla scorsa settimana. Una tesina sul Medea di Christa Wolf che aspetta di vedere la luce, la gatta che vuole mangiare. Oh, c’è Gusto. Sottofiletto di fassone con lardo e topinambur gonfia-pancia.

 

Ilallà svegliati, è primavera. Presto arriverà l’autunno, e potrò finalmente cadere dall’albero.