corpoHo mani troppo grandi. I gomiti divergenti. Troppi nei. Lobo dell’orecchio leggermente all’insù invece che precipitevole verso il suolo. Naso arrogante. Maniglie dell’amore. Tette pesanti e cadenti, smagliature. Sono molle, ho qualche chilo di troppo e la cellulite, in particolare sulla coscia sinistra, dove anni fa si è aperto un cratere che non si vuole richiudere. Polpacci poco sviluppati verso l’interno, con effetto gambe storte anche se storte non sarebbero. Piedi cavi e grandi, dita tozze. Organi interni diversamente abili, c’è chi funziona e chi no. Ipercolesterolemia famigliare. Gruppo sanguigno A1 negativo. Interventi chirurgici: tonsille, adenoidi, appendice, cisti dermoide, mignolo del piede sinistro. Qualche cicatrice procurata per lo più infilando ferro rugginoso nella pelle. Una artistica sulla caviglia, in verticale, solco lasciato anni fa dal rasoio che insieme ai peli (pochi) portò via soprattutto carne. Qualche segno della caduta rovinosa in quinta elementare, quando caddi di faccia rompendomi quasi del tutto un incisivo, che si infilò nel labbro superiore per poi perdersi tra le pietroline sull’asfalto, e quelle due settimane senza mangiare chi se le scorda più. Cicatrice sulla mano, ricordo di una caduta in bici. Cicatrice sulla mano n.2, ricordo di una mano infilata incautamente nel forno e rimasta attaccata alla sbarra del grill. Cicatrice di cinque punti sul petto, con progetto di epigrafe tatuata accanto: “Qui giace ricordo di cisti dermoide”. Cicatrice di otto punti sul ventre, dove c’era l’appendice retrocecale =  taglio più lungo. Cicatrice di cinque punti sotto il piede.
Sono maledettamente egoista, attiva ma con forte tendenza alla pigrizia, tendo a sentirmi superiore perfino a chi ha più soldi di me, per un motivo o per l’altro. Con gli anni ho perso quel poco di pazienza che avevo, e sono spesso soggetta a cambi d’umore improvvisi dati dal mio essere e pensare incoerente. Non sono portata per i lavori di gruppo perché mi piace l’indipendenza. Mi piace essere responsabile di quello che faccio, e non doverne rendere conto a nessuno. Sono pettegola, abbastanza snob, criticona e a volte poco delicata. La mia filosofia è “chi mi ama mi segua”. Per questo sono ben pochi quelli che mi stanno attorno, ma la mia seconda filosofia è “meglio soli che male accompagnati”. Poi la gente sparla, ma la mia terza filosofia è “meglio avere nemici che essere ignorati”.
Tutto questo per dirvi che conosco i miei difetti. Li conosco tutti, ve li ho elencati, adesso li sapete tutti anche voi. Perché l’ho fatto? Per evitarvi una mole di lavoro enorme nel giorno in cui decidiate di criticarmi. Potrò dire che io lo sapevo già, che ve lo avevo detto. Risparmiatevi la fatica.
Tutto questo per dirvi anche che ho venticinque anni, nel complesso tutti i difetti si notano meno, e di tutte le tragedie che ho elencato qui sopra sono orgogliosissima. Alla faccia vostra.

happy, shaaalallà

05/06/2009

felicitàE’ dura. Dura non avere uno straccio di problema. Sta andando tutto bene, e credo ci andrà fin che deve andare. Poi non so, ma me ne importa anche poco. Carpo il diem.
I problemi – piccoli problemi – me li creo di giorno in giorno giusto per avere una qualche occupazione. E allora sorge il problema “che ne sarà di noi”, e lo faccio a fette a Lui chiedendogli se mai riusciremo ad avere una vita nostra. Quando tutti quelli che hai intorno cominciano a figliare, sposarsi, convivere, e tu inizi a sentirti vecchia, succede. Ti prende quella strana sensazione, quando sei a casa tua. Non so, come di mancanza. Senti che vorresti essere lì, in un bell’appartamentino pittato di fresco, a leggere su un divano, con lui che gira per casa. Anche cristonando e chiedendo al suo amico invisibile dove siano le sue mutande (e tu le hai infilate in lavatrice 5 minuti prima, perchè sono pur sempre le mutande che aveva addosso da tutto il giorno). Ti accorgi che saresti disposta a fare perfino la massaia, a patto di essere in una casa con lui. Il privilegio: condivisione. E le coccole la sera nel letto, quando fuori piove (proprio come in questo momento, con la sola differenza che io sono al pc sola in casa e lui è con gli amichetti adolescenti a guardare Terminator).
Poi c’è il problema “non ho un soldo”, e allora prendo mammà, la metto su una sedia e le spiego che io non posso, come lei vorrebbe, a) farmi la lampada b) tagliare i capelli c) comprarmi quel vestito perchè non ho più un conto corrente. Zero entrate, e al momento zero uscite. Il passo ulteriore è spiegarle che non li voglio da lei quei soldi, non faccio il parassita, semplicemente continuerò a dare esami, perchè ogni esame mi frutta cinquanta denari dalla nonna. E’ il mio lavoro. Un esame =50 euro. Funziona. Studio niente, prendo il massimo, acchiappo soldi. Cosa voglio di più. Quindi posso anche sopportare pazientemente le doppie punte e il colorito diafano. 
Non sono problemi veri. Sono problemi riempitivo, e sono felice. Felice di essere me, di essere diventata me, di quello che faccio e di quello che diventerò. Qualsiasi cosa sia, qualsiasi cosa faccia.

scazzoC’è qualcuno che non riesce a togliercisi, dallo Scazzo. Non credo si tratti banalmente di colloquiare con se stessi e stabilire che non ce n’è, non sapendo dove si vuole arrivare è inutile mettersi in strada. Tutte balle, consolazioni misere per chi è troppo pigro, e spesso ammette tra i suoi difetti proprio la pigrizia (mettendosi in balia degli eventi, non si ha colpa). Io non so dove andare, non so dove arriverò e non so se arriverò mai a qualcosa. Ma mi piace fare strada, anche solo girando in tondo. Mi piace pensare che dovunque arriverò, mi sarò divertita. Che avrò fatto il massimo per realizzare qualcosa di me, che non so se sarà la parte giusta che dovevo realizzare, ma in tutti i casi avrò fatto qualcosa, e da quel qualcosa ne avrò tratto giovamento.
C’è chi vive per viaggiare, chi per scrivere poesie, c’è chi vive per il giornalismo e chi per la palestra. C’è chi come me non ha ancora trovato, nonostante un quarto di secolo, la propria strada e aspetta solo che… se Maometto non va alla montagna, la montagna finirà per andare da Maometto. Mi aspetto di trovarmela davanti strada facendo, la mia via, un bivio o qualcosa del genere, anche solo un sentierino, mi accontento. Ma se sto in casa a piangere su me stessa e sugli anni persi di sicuro non raggiungerò niente.
E’ una triste vita, quella di chi piange su se stesso, sul latte versato, sul latte ancora da aprire e lacrime di coccodrillo. Si piange troppo spesso, è una cattiva abitudine. E non è vero che fa bene agli occhi, il collirio fa meglio. Se piangessimo meno forse ci rimarrebbe il tempo per noi.
Siamo vittime, ci comportiamo da vittime. Vittime della pigrizia, del caldo, del destino, del cibo, dell’alcol, della droga, dei dolci, della noia. Io non ho mai visto una bottiglia venirmi a bussare la porta. Tutte queste cose ce le andiamo a cercare, ce le godiamo, e poi passiamo il resto del tempo a lamentarcene. Il fatto è semplice: a noi esseri umani piace essere compatiti. Ci piace farci del male per poi essere fintamente compresi dal primo amico o passante. Che ci dirà che sì, è comprensibile, con tutto quello che abbiamo passato. Eh, era un momentaccio. Eh, non ci sono più le mezze stagioni. Balle. La realtà è che sono tutte balle. La volontà ci è stata data, ma usarla è rischioso. E’ più comodo farsi trascinare piuttosto che camminare con le proprie gambette grasse. Ma la fatica paga, la noia uccide.

fungoHo un amico immaginario. Si chiama Fungo, e riposa da ormai più di un mese sul mio fianco. Sta lì, simile ad un’escoriazione, e mi tiene compagnia. Se non fosse per il prurito non mi sarei neanche accorta della sua presenza. Ma lui sta lì buono, e mi osserva. Spero che non trovi una compagna per fare tanti bambini, altrimenti è la volta che non esco più di casa.
E’ carino, tutto sommato. Dovrei forse andare dal medico a farmi prescrivere una cremina antifungo, ma mi sembra un delitto. Cos’ha fatto di male? Non abortirei un bambino, ora come ora, come potrei abortire un fungo? E poi ha già un mese, che per un fungo credo sia un’età invidiabile.
Però è strano. I peletti delle sopracciglia li elimino senza pietà. Credo che la relazione sia la stessa: non farei fuori un gatto, ma farei fuori le farfalline della pasta. Non a mani nude, ovviamente, considerata la mia fobia per tutto ciò che abbia minuscole zampette o alucce. Il mio fungo è il gatto, e i peletti sono le farfalline. Non voglio essere una funghicida.

billy balloEh no. Mi oppongo. C’è chi scrive “Billy Ballo è stato arrestato” sul blog e diventa famoso.
Io mi cimento da settimane, forse mesi, nel dare consigli a tutti gli adolescenti con problemi da adolescenti di Italia, e non ho ricevuto segni di vita. Ho bisogno di interazione, gente.
Prendiamo la ragazzina che se la faceva con Billy Ballo: era una adolescente. Ma a quanto pare aveva già superato i problemi adolescenziali che qualsiasi 13enne, ai miei tempi, avrebbe potuto avere. Forse è questo il problema, è che mi rivolgo a finti adolescenti già troppo cresciuti. Fisicamente, intendo. Dal prossimo post farò riferimento ad una fascia di età tra gli otto e gli undici anni, adesso sono loro le vere star delle crisi per lo sviluppo. E dite quel che volete, ma se sei in terza media e te la fai con uno che fa il comico in tivvù, diventi una figa, una di mondo. Questione di aspirazioni, tutto lì.
E’ sabato sera, e io odio il sabato sera. E’ una questione da snob sociopatica e agorafobica, lo capisco. Ma mi irrita profondamente dovermi mescolare, quasi fondere con interi squadroni di marmaglia truzza che scende dalle montagne col vestito buono per approfittare dell’evento settimanale. Sono una classista che non rientra in nessuna classe, ma le critica tutte più che volentieri. A questo fastidio indotto dal giorno che sono costretta a vivere, ci aggiungo quello dato da bozzi violacei della grandezza di palle da ping pong su braccia e schiena, solo perchè ieri sera giocando a fare la cciovane ad una festa tipo baccanale ho fatto due giri nel carrello della spesa. Chissà dove stracazzo ho battuto, in tutti i casi Lasonil (e vabbè, no, è Voltatrauma, ma l’altro fa più trendy) mi risolverà il problema. Dopo essermi fatta un bagno caldissimo e rilassantissimo tra la schiuma profumata di mora e aver bevuto un tè per scaldare il pancino che è ancora pieno di vino. O forse di fragole con crema chantilly, ma che differenza fa.
Il mio fidanzato, anch’egli poco amante del sabato sera, è ad una festa in suo onore in compagnia del suo cane e di sua madre. Mio padre è a fare compagnia a mia nonna, che sta diventando vedova. E ci sta una riflessione. Dopo il suo terzo infarto, ieri sera mio nonno ha battuto la testa. E lui, architetto da una vita, che fino a due giorni fa continuava a progettare nonostante gli 85 anni, sta morendo in queste ore per una emorragia bilaterale alla testa. Se il meccanismo è questo, finirò per morire di un qualche tumore ai genitali, in assoluto la parte più attiva di me.

lussoStavo sbevazzando annoiata il mio tè di mezzanotte, aspettando che asciugasse lo smalto madreperla sui piedi, così ho fatto un test su facebook,  “che stipendio dovresti prendere al mese per vivere bene tu”. Il mio essere pantofolaia ha colpito ancora: “hai bisogno solo di 1000 € al mese per vivere ti accontenti delle cose principali e vivi bene così se quindi una persona semplice”.
Solo  ad una pantofola sarebbe venuto un risultato così. Una a cui non interessano le auto (la scelta nel test era tra Ford, Ferrari, Fiat e non so più cosa, ovvio che scelgo la Fiat… Grande Punto a metano, che si risparmia… e chi va piano va sano e lontano), a cui non interessano le griffe perchè fanno così mostruosamente shampista infighettita,  a cui non interessano le barche perchè il mare le rende i capelli uno schifo e che non va una volta al mese dal parrucchiere a farsi le meches bionde.
Vi dico cosa ci farei, con quei mille euro ogni mese. Cominciamo dalla farmacia: una confezione di pillola (euro 15,36), una scatola di moment (circa 6 euro). Clinique: cura trifasica per fare la pelle più bella (euro 90 in tutto, credo). Due camicie su misura, scegliendo tessuto, colori, forma. Più che altro per farci star dentro le tette (euro 70 cad. circa). Reggiseno, mutandina, babydoll coordinati (euro 40 circa, ovviamente da Tezenis o Intimissimi, che costano poco). Caffè al bar, una media di 30 (euro 60 circa, presi al tavolo).
E’ tutto. Le mie spese folli, in media, in un mese, si riducono a questo. C’è la volta in cui mi finisce la cipria, e sono 30 euro in meno, quella in cui finisce il profumo, e sono 95 euro in meno. Ma su 1000, senza avere un affitto da pagare o un’assicurazione auto (clapclap al papy che paga), non infieriscono poi così tanto. Ci starebbe anche qualche cena in qualche bel posto, e una pianta nuova ogni tot. E riempirei tutto di glicini e gelsomini. Qualcosa tra l’altro rimarrebbe sul conto, che è al momento in via d’estinzione.
Morale: nella mia vita le cose importanti sono prodotti farmaceutici, piante e fiorellini vari, creme per il viso, vestiti non firmati e intimo della peggio qualità.

Costo poco, adottatemi.

elefantino

Dovevo scrivere. Un pò perchè alla tv stanno dando Forrest Gump per l’ennesima volta (è tornato, e ha ritrovato la sua lei… che però non gliela dà), un po’ perchè ho letto i più digitati per arrivare al mio blog e ve lo devo. E’ una sorta di dovere morale.

Un dubbio amletico. “Foruncoli, lascio o schiaccio”. Sottovaluto spesso il potere di Google come oracolo, devo essere l’unica. Se però la fanciulla o il fanciullo in questione digitando questa domanda ha trovato il mio blog, vuol dire che è comunque assolutamente inutile. In tutti i casi, lasciali. Eviterai che si trasformino in robe purulente gialle gialle, poi in croste che ti sfigurano. Lasciali, loro da bravi brufoletti indipendenti avranno uno sviluppo, una maturazione e poi scompariranno. Come facciamo tutti, solo in tempi più brevi. Non in un giorno, visto che questa è l’ennesima domanda fatta ad amico Googy. Hanno uno sviluppo che dura dai due giorni in su. Puoi schiaffarci su qualsiasi schifezza, dal dentifricio alla soda caustica (don’t try this at home), ma non se ne andrà prima di aver vissuto le sue ore più belle.

Adesso, con tre post (tre, rendiamoci conto) su brufoli e peli incarniti la materia dovrebbe essere  più chiara a tutti. Possiamo parlare di cellulite e punti neri, le prossime volte, che questo ruolo di zia comincia ad affascinarmi. Poi passeremo alle malattie che si passano con i baci, e a cosa si debba fare durante i preliminari con la fidanzatina. Seguirò la vostra crescita, bambini di tutto il mondo.
Ma non adesso, che non c’ho voglia.

calziniSono un’inguaribile pantofolaia. E’ venerdì sera. Tutti i miei coetanei sono a sbronzarsi in preparazione al weekend, a ballare, al cinema. Io, sveglia dalle sei di questa mattina, non alzerei il mio pesante culo da questa poltrona neanche sotto minaccia. Non ascolto musica per godermi il silenzio, non apro msn per stare da sola. Non mi rilasso del tutto perchè ho troppo caos intorno, e questo si riflette sulla mia stabilità mentale, e perchè in questo momento vorrei essere nella mia casa di campagna (che non ho) in un saloncino arredato tutto di bianco in stile shabby chic a leggere un libro con copertina e micio sulle gambe, davanti a una grossa vetrata con vista sul mio giardino curatissimo. Ecco dove potrei rilassarmi davvero. Per poi passare nel letto dal materasso rigido grandezza king-size, prendermi coccole e addormentarmi con la testa sul braccio della mia grassa metà. Proprio roba da pensionati. Coccole, neanche sesso. Coccole e nanna.  Lui mi chiama per dirmi che “questo posto è figo negli anni Settanta”. E’ in un hotel di Saint Vincent, in una sala da solo c’è Paolo Conte che canta. Atmosfera d’altri tempi anche lì.
Oggi mi sono regalata un profumo al lillà. Buono, buonissimo. Sento la primavera: voglia di dimagrire, di profumo di fiori, di smalto per unghie color ciclamino, di corteggiamento. Quello di coppia, si intende. E invece mi aspetta un weekend da single, e lo userò per a) assistere i nonni, che hanno finito l’aspartame per il caffè e domani correrò a portarglielo (essì, la vita senza aspartame non è vita); b) inaugurazione di mostre con la mamma artistoide (frega niente nè a me nè a lei, ma è un posto figo quindi ci si deve andare per forza. E’ bello che sia mia madre a spronarmi a fare vita sociale); c) relax, e tanti tanti scrub.

adolescentiFacevo un giro sulla mia bacheca personale WordPress, e caso ha voluto che mi cadesse l’occhio su “più ricercati”. Mi sono resa conto che no, non siete normali.
C’è chi ha chiesto all’oracolo Google  se “per i brufoli va bene la pipì?”. Cosa vorresti farne, usarla come acido per fare bruciare i brufoletti? Sai che hanno inventato il Topexan? E soprattutto, io non la userei in tutti i casi al posto del sapone. Quello di marsiglia, neutro, per i brufoli va benissimo. Il profumo è più gradevole, e la consistenza più schiumosa. Se invece la tua, di pipì, è schiumosa e sa di marsiglia, è probabile che i brufoli siano causati da qualche disfunzione interna, fai un saltino dal gastroenterologo.
Arriva poi una lei, credo, a giudicare dalla domanda più fine: “i dolori allo stomaco sono causa di brufoli?”. Può darsi. Non tanto il dolore, quanto quello che lo causa. Quello che mangi, quello che bevi. Gli ormoni. Uh, le cause dei brufoli sono infinite. Ma se di brufoli sei completamente ricoperto/a si chiama acne, e passa dopo i 17/18 anni. Il tempo risolve tutti i problemi, si sa.
Risolta la questione brufoli si passa a quella, a quanto pare più impellente, dei peli incarniti, aggettivo che preferisco rispetto a incarnato perchè mi ricorda meno l’attributo di Cristo. Che perdonatemi, ma non è paragonabile all’attributo di un pelo. Il pelo è incarnito? Beh, hai due possibilità: o lo ignori, e aspetti che si sistemi trovando un suo naturale equilibrio e una ragione di vita, o lo schiacci. Se lo schiacci preparati a farti del male fisico. La possibilità di riuscita è del 50%, solo raramente succede che il peletto fastidioso si arrenda al primo o secondo tentativo. Quando va bene esce dalla pelle, lo acchiappi con le pinzette e statraaac, meno uno. Quando non va bene finisce per fare infezione, la pelle si squarcia ma il peletto rimane nascosto, e tu sei destinata a convivere con una palla di pelle di pollo fin quando non si sgonfia. Schifo del fidanzato, orrore tuo personale. Soprattutto perchè di solito il pelo timido è lì dove avresti potuto farti un tatuaggino (una farfalla di solito. Dev’essere l’influenza nefasta delle mamme che ce l’hanno sempre fatta chiamare “farfallina”, poi sentiamo l’esigenza di etichettarla con un bel tattoo), e invece ci trovi una palla infiammata. Puah. La soluzione? Non esiste, ve l’ho già detto. Fin quando porterete le mutande, che sfregano proprio lì, non ci sarà rimedio. Per i rimedi immediati, la mia estetista consiglia di detergere ogni tanto con del disinfettante leggero, che male non fa. Bene, che io sappia, neanche.
Poi arrivano le più richieste, loro, sì, le mestruazioni. C’è chi vuole “video-mestruo”. Massì. Riuscissi ad inglobare la webcam, te lo farei io, perchè mi fai tenerezza. Non credo che esista, un video… O meglio, spero che non esista. Non so perchè, non ho intenzione di informarmi per te. Succede come ho spiegato nel primo appuntamento con la Posta del cuore di zia Ilallà: non si fabbrica un bambino, e gli ingredienti colano giù. Niente di esaltante, tutto quello che ne rimane è un pò di schifo su un assorbente. Una volta al mese, per tutti i mesi della nostra vitaccia fino ai 50 anni circa. Parlo di noi femmine eh, che sia chiaro, non si sa mai. Poi a 50 anni troveremo la pace e potremo non programmarci più le vacanze in funzione delle mestruazioni, una bella conquista. Tutto questo mentre voi uomini, ignari di tutto (perchè passato un primo momento di curiosità, non volete sapere), vi godete ogni singolo momentaccio della vostra vita, senza sindromi premestruali, perdite, scazzi. Bella vita, la vostra.

Tabula rasa?

06/05/2009

fastidioBù. Mi sono svegliata di ottimo umore, poi è passato. Nel giro di un quarto d’ora. 
Ho pensato “pronta a ricominciare, a cambiare idee”. Poi no, pronta per niente. Vedo cose che non mi piacciono, che mi schifano addirittura, che mi danno fastidio. Voglia di interrompere tutto, di chiudere e cambiare libro, altro che girare pagina. Stufa. Ascolto Insieme a te non ci sto più.
Ieri intanto ho avuto l’ennesima conferma che non mi serve sbattermi più di tanto per avere ottimi risultati, e questa cosa mi ha fatto più che bene al mio ego. La frase è stata più o meno “Le do la lode. Per come ci ha letto questo libro, meglio dell’attrice che leggeva l’altra settimana allo spettacolo, e per come sa intrattenere una classe, ha trovato il suo mestiere”. Oh yes. Pensare che la relazione era stata preparata il giorno prima, e per l’esame vero e proprio ho studiato poche ore prima di presentarmi. Dopo colloquio lunghissimo con un ex disposto ad aiutarmi che si è sorbito tutti i punti importanti del mio esame. Gongolo ancora, e nessuno, neanche l’umore di oggi, mi toglierà il ghigno malefico che ho stampato sulla faccia da ieri.
Penso dovrei togliere msn, facebook, i blog. Non il mio, quelli di tutti gli altri. Tanto di cose interessanti non ce n’è mai. Il massimo che ci ricavo è un pò di schifo diffuso nelle ossa. Dovrei chiudermi nella mia vita vera, quella che non è davanti a un pc, e rifarmela a partire da zero.
Tabula rasa?