Tiè.

27/04/2009

vagnottoHo sognato di partorire un ghiro. Che non era proprio un ghiro-ghiro, era un incrocio tra un piccolo ghiro, un piccolo formichiere e una piccola scimmietta. In comune hanno che sono marroni e basta, lo so, ma vi assicuro che era proprio un misto. E mi ricordo che lo cullavo e lui mi guardava col suo musino e gli occhi grandi, avvicinava oscillando il suo naso lungo da formichiere alla mia faccia e stava lì, tranquillo, ma senza addormentarsi. Intorno a me non ricordo chi, ma tutte persone conosciute, in una casa che aveva un nonsochè di conosciuto. Di papà ghiro però neanche l’ombra. Forse era una comune hippie, e si spiegano tante cose.
Credo che su tutto questo abbia influito molto il documentario che ho visto ieri all’ora di pranzo. Timbuctu, credo. Io avevo appena finito di mangiare, ero tutta di buon umore dopo essermi tirata su con qualche bicchiere di sauvignon e mi vedo passare davanti agli occhi, nell’ordine: vicenda e rappresentazione della morte di un piccolo di scimmia dominante; morte e funerali di un piccolo di elefante. Con tanto di commento partecipato, di spiegazioni e dimostrazione sul come e perchè si muoia. E la mamma moglie di scimmia dominante che si trascina il cadavere del piccolo per giorni, non si arrende al fatto che sia morto (per  le percosse subite da un rivale del padre scimmia dominante). E la mamma elefantino deceduto che lo scuote con la proboscide per svegliarlo. E poi tutto il branco lì per i funerali, facendo oscillare la proboscide con la gamba destra alzata. Zampa, o quello che è. Io li umanizzo tutti, quei cosi. Che in tanto sono molto più umani di noi, anche se vogliamo ostinarci a sentirci superiori. Unico elemento di sollievo: il rivale del maschio di scimmia dominante muore sbranato da un esemplare di gattone troppo cresciuto, dopo essere stato abbandonato dal branco. Tzè, uno pari.
Tutto questo, accompagnato dal vinello che torna su, da schifo, sdegno e voglia di vendetta mi fa tornare alla mente una puntata di Timbuctu (sia bandito, quel coso) di qualche tempo fa. Sempre dopo pranzo, sempre morti. Quella volta era stato un piccolo di ippopotamo, che perso di vista un attimo dalla madre era finito tra le grinfie del maschio del branco che, a quanto pare tiranno, non voleva rivali potenziali. L’aveva pestato come succede quando vuoi farti amici gli albanesi, e poi l’aveva mollato lì, nell’acqua. Si vedeva il corpicino piccolo e indifeso cadere giù…. pluf, sul fondo sabbioso. Ritrovato dalla mamma disperata era ormai bianco, ma lei senza perdersi d’animo cominciava a dargli colpi con la testa per svegliarlo e portarlo su… per poi rinunciare dopo tanto, troppo tempo ed andarsene distrutta lasciando lì il corpicino. Poi esco per andare a una conferenza (di domenica, tragedia nella tragedia) e per strada trovo il corpo senza testa di un piccione. Sangue che scorre, non è lì da tanto. Torno a casa dalla conferenza, e trovo la chiamata di mia nonna: il nonno ha avuto un infarto. E non ditemi che non è stata una giornata di presagi.

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Una Risposta to “Tiè.”

  1. Alessandro said

    Dal tuo post una cosa è chiara: Timbuctu porta sfiga all’enesima potenza, soprattutto se, mischiato al vino. Anche il piccione aveva avuto la disavventura di vedere la puntata incriminata mentre era in volo attraverso una finestra…

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