Ho scritto un libro, un inizio di libro

18/03/2009

blogging

Ho scritto un libro. No, non uno intero. Ho scritto un inizio di libro. Mi sentivo ispirata, un Fabio Volo dell’universo femminile. Mi succedevano cose – la prima, quella scatenante, un pianto improvviso sul pullman – e le mettevo giù. Il mio stile fa venire i nervi, uso troppi punti fermi. Passo. Chiudo. Quasi stilizzato. Un nonstile di scrittura. Sono figlia di Ignoranza anch’io.

Ho scritto un libro, e non avevo mai il coraggio di rileggere quello che avevo scritto. Quando avevo qualcosa da aggiungere, aprivo il file, scrollavo giù tutto col mouse, e partivo da zero. Risultato: il sovrapporsi sregolato di informazioni per lo più incomprensibili del tutto al lettore. Come del resto lo erano per me, che le vivevo. Una scelta, poteva sembrare, pur non essendolo.

Ho scritto un libro, e sono convinta che se tutto quello che contiene non fosse parte della mia vita reale, delle mie sensazioni, delle mie emozioni, dei miei giudizi, a qualcuno lo farei leggere. E invece no. Giace lì in una qualche cartella, forse quella che ho chiamato Dimenticatoio. E credo viva nell’attesa palpitante di essere considerato da qualcuno, magari dall’autrice, ma mi spiace dovrò deluderlo.

Ho scritto un libro, ma non l’ho scritto per scrivere un libro. Che poi ricordiamoci che è solo un inizio di libro. Non sono l’unica. Conosco chi di libri ne ha scritti più di uno, e non ha mai avuto il coraggio di portare a termine il principale, quello su cui ha riposto più fiducia. E chi conosco io le doti di scrittore le ha davvero, scrive come avrebbe fatto un qualsiasi grande scrittore del passato, perdendosi in dettagli sofisticatissimi e pensieri colti, non di cavolate banali e quotidiane come la sottoscritta.

Forse è questo il problema. Il suo problema. E’ cambiato tutto. Viviamo nell’Immediatezza. Non è più tempo per i mondi della ricercatezza, della pazienza, della lettura, della cultura, dello stile.
Chi ti legge non aspetta altro che identificarsi in quello che legge, almeno in parte. E se tu piangi su un mezzo pubblico, beh, almeno una delle donne che leggono il tuo libro (e chissà, forse anche qualche uomo) l’ha fatto. E si immedesima in te, e cerca in te la comprensione che dai suoi simili – quelli veri, quelli con cui condivide le giornate – ormai non trova più.

Ho scritto un libro. Ma in fondo… chissenefrega, sono solo canzonette.

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Una Risposta to “Ho scritto un libro, un inizio di libro”

  1. McWagon said

    Darei un occhio per leggerlo. E darei molto di più perchè tu adesso, coi casini e la demoralizzazione causata da quei cazzo dei tuoi professori e presidi e gente varia all’università, invece di studiare o di cercarti un lavoro, ti mettessi lì e ne tirassi fuori un libro vero.
    Che poi ti basterebbe dare una continuità al tutto. Mica lavorarci troppo. E poi sono sicuro che farebbe il botto, perchè come scrivi tu è davvero figo, e piace anche a chi invece tira fuori pensieri contorti, ricercati, colti o stilosi. Che poi non c’è niente di tutto questo in quel che scrivo io ma mi piace pensarlo.

    Vorrei che ci credessi, almeno tu, anche se non potrei aiutarti. E vorrei che quel file diventasse qualcosa di più di un semplice folder nel tuo dimenticatoio. Il resto delle motivazioni te le dirò a voce, anche se tanto so che, purtroppo, tutto questo mio volere e sperare è di nuovo giocare un numero secco alla roulette. Tac-trrrr-tin-tin-tin. 27, nero, dispari. Peccato, avevo puntato sul 2.

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