Il crollo.

16/02/2009

Non ho più certezze. Da stamattina neanche più i peli sulle gambe. Mi ci ero affezionata, così biondi e soffici che fanno venir voglia di passarci sempre le mani, come fossero capelli. Ho sistemato anche le sopracciglia. Ho una voglia matta di chiudere bottega. Chiudere questo mio angolo di confessionale, chiudere facebook – che più che nervoso non mi suscita, ma ci rimango che non si sa mai – chiudere internet e buttare il pc. Lo farei anche subito. Ma non lo faccio perchè ho appena ripristinato il sistema e cresco con la speranza che prima o poi questo laptop mi sia anche utile, prima o poi. Pensavo per scrivere la tesi, tipo. E la speranza cresce con me, e marcisce lentamente.

Non ho più certezze dicevo. Da ieri sera tutto è cambiato. Non che ne avessi molte, prima, ma c’era quel mantenere le apparenze in modo divertito… beh, quello è crollato. Stronzata, eh, mica niente di fondamentale o qualche verità distrutta. No. Non ho scoperto di essere stata adottata e nemmeno di essere stata ingravidata da un alieno. Ma avevo l’impressione che ci fosse un blog in questo mondo virtuale degno di nota, che per le cose idiote e senza senso e ciniche che ci venivano scritte meritava un minimo di attenzione. Un controllino ogni tanto, almeno. Poi tutto è cambiato. Ho scoperto quanto anche quel blog sia finalizzato al commercio senza fini di lucro, alla “fama” (non chiedetemi, non so) e alla voglia di fare scena e tanto rumore per nulla. Voglio dire, io vengo qui. Ci vengo perchè magari mi annoio, o ci vengo perchè ho qualcosa da dire, che vi interessi o meno. A volte non interessa neanche me. Però ci vengo, ci sono io, chi ci passa sa che non troverà mai niente di entusiasmante, ci passa per abitudine. Ieri scopro che anche il blog non mio di cui andavo fiera (pur dissociandomi il più delle volte dalle cose che ci vengono scritte) è esageratamente autocelebrativo. Un circolo aperto tanto da accettare chiunque abbia voglia di scrivere cazzate ma chiuso su se stesso in una sorta di circolo vizioso. E boh, non che la cosa sia importante, ma mi ha lasciato in bocca lo stesso gusto che ti lascia la banana dopo il caffè, non so se abbiate mai provato. E come spiegazione mi si dice: è un esperimento sociologico, vediamo se così troviamo nuovi stimoli. Non sono d’accordo. Il blog nessuno ti paga per tenerlo, se gli stimoli per scriverci su non li hai vuol dire che qualcosa è cambiato, o semplicemente che non ha più motivo di esistere: è nato, si è sviluppato, vuole morire. E’ il ciclo della vita. Si clicca su cancella e se sei forte puoi ricominciare da capo, magari con qualcosa di diverso. Ma non sono fatti miei, per quanto mi riguarda problema eliminato, blog sparito dalla mia già cortissima lista di blog preferiti. Però bù, un senso un pò di delusione. Sono spesso soggetta, quasi assoggettata a questo sentimento. E qui, ieri, ha colpito di brutto.

Mi aspetta una settimana lavorativa con soggiorno a casa di mia madre, che diolabenedica non ha internet e pensate – neanche un computer. Lo usa già abbastanza in ufficio per rompersi le palle anche a casa. Lei preferisce fare l’artista, e se fossi capace a disegnare lo farei anche io. Ma sono la pecora nera della famiglia, e cliccare sui tastini è più facile di tutto il resto. Per cui almeno per questa settimana, per rifarmi della delusione prendo armi e bagagli (trasloooochi! qui, qui!!) e mi trasferisco nel magico mondo della Realtà. A risentirci, it’s rehab time.
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