PRO – GELMINI. Sinistra è solo MODA e VOGLIA DI URLARE (perchè a pensare si fa più fatica). MOBBASTA.

24/10/2008

La scuola è finita. In questi giorni, con i gruppi folti e variopinti di studenti liceali schierati (e urlanti) davanti a Palazzo Nuovo. Per cosa?
Perchè Gelmini buuuuu. Gelmini nooooo. Gelmini waaaaa. A versi, come gli animali. E intanto la giornata di scuola salta, ma per una nobile causa.

Perfino ad AnnoZero hanno avuto il cattivo gusto di mostrare frotte di bimbetti forse neanche alle elementari che urlavano Non vogliamo la Gelmini (e adesso ridateci il ciuccio).
Mi viene il dubbio: qualcuno di questi – di sicuro non i piccoli balilla, ma mi riferisco ai genitori che lì li ha piazzati – ha per caso, dico PER CASO, idea di cosa preveda la proposta di legge? Per caso, qualcuno ha fatto lo sforzo di stamparsi dal magico mondo di Internet (ebbene sì, serve anche a quello) il documento e leggere tutte quelle 10 paginette scritte a caratteri grandi? Il dubbio mi viene, e mi rimane.
I punti principali:
Valorizzazione del merito nell’ambito della scuola, dell’università e della ricerca – Cosa c’è di tanto preoccupante? E’ ciò che tutti gli altri paesi europei già hanno applicato, manchiamo solo più noi.
Piena concorrenza tra le autonomie scolastiche – Buona idea, magari viene la voglia di migliorare i servizi
Penalizzazione dello scarso rendimento – E ci mancherebbe pure.
Aumento di selettività dei meccanismi di avanzamento sociale – Sarebbe ora!
Esami preliminari obbligatori per l’accesso alle università – Parlo da studentessa di Lingue indignata. Nel 2003 nella nostra facoltà è stato avviato un corso di lettorato inglese LIVELLO ZERO per chi non è stato in grado di superare i test di livello iniziali. Cosa che a Lingue non dovrebbe neanche essere partorita dalla più fervida immaginazione. Non sei capace, evita di perdere tempo e vai a fare la commessa, dove magari scopri di essere un genio delle scienze della comunicazione.
Soppressione degli enti pubblici che risultano inadeguati rispetto agli standard internazionali + provvedimenti e sanzioni disciplinari per grave carenza di risultati o rendimento – Potrebbe essere un modo valido di spronare la gente a lavorare sul serio, no?

….E poi arriva Lei. La Grande Questione. La brutta bestia (inaccettabile, ciuelo, assolutamente inaccettabile) del MAESTRO UNICO. Stronzate gente, tutte stronzate.
Sempre ad AnnoZero ho sentito una mamma imbestialita dire che suo figlio non lo lascia cinque anni nelle mani di un tiranno che decide tutto.
Ma siamo impazziti? O meglio, SIETE impazziti? Ho fatto le elementari in una scuola parificata.
Maestra unica, la buona vecchia Maestramaria (per noi non erano due parole, era una soltanto senza pausa in mezzo. Era tutto il suo nome). Non mi sono mai sentita oppressa nè nelle mani di un piccolo mostro pronto a tutto pur di farci sentire esseri inferiori. Le abbiamo voluto un sacco di bene, era il nostro punto di riferimento. Quando hai 6 anni ti fa quasi piacere l’idea di non assistere passivo ad un avvicendamento di estranei dai ruoli poco chiaramente definiti alla cattedra. Maestramaria sai che è sempre lì, che aspetta te e che se hai dei problemi puoi contarci su. Maestramaria è quella di cui hai fiducia perchè è una che sa tutto, di italiano, storia e matematica. Vuoi diventare come lei da grande, o magari semplicemente te ne sbatti, ma sai che se ti sanguinerà di nuovo il naso sarà lei a curarti.
Morale: avere una maestra unica non mi ha procurato nessun tipo di danno fisico o mentale, sono cresciuta bene e ancora adesso penso a lei con affetto. Di conseguenza, non vedo tutto l’allarmismo a questo riguardo. O meglio, vedo il TERRORE negli occhi delle maestrine di tutte le statali del mondo, che rispetto alle private lavorano la metà del tempo smezzandoselo con un’altra maestra. Terrore di dover lavorare il doppio allo stesso prezzo. Un male tutto italiano.
E vedo anche un popolo di pecorotti, un grande gregge, che pende dalle labbra di pazzoidi che sostengono che coi pannelli solari si possa salvare il mondo solo perchè san parlare forbito senza citare troppi dati preoccupanti. E poi i versi. Beee, buuu, baaaaa.

Rimane che Maestramaria era una brava maestra perchè SAPEVA. Sapeva le cose che spiegava e sapeva come trasmetterle. Negli ultimi tempi invece sento maestre delle elementari parlare in modi alternativi (se lo avrei saputo, glielo dicevo), scrivere in modi altrettanto fantasiosi (fà, và, stà), non sapere fare i calcoli (7×8….mmm…..) e confondere gli e le. Gli per tutti, noi siamo per la parità dei sessi.
Questo deve cambiare. Dobbiamo sapere che affidiamo i nostri figli a persone competenti, e per esserlo non basta che possiedano la laurea in scienze della formazione. Qualcuno se ne occupi.

Urge un CAMBIAMENTO. Che quello proposto dalla Gelmini sia il migliore, questo io non posso saperlo. Ma se non altro è un INIZIO. E chi ben comincia, è a metà dell’opera.

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8 Risposte to “PRO – GELMINI. Sinistra è solo MODA e VOGLIA DI URLARE (perchè a pensare si fa più fatica). MOBBASTA.”

  1. wagon said

    …e bestemmiando contro la mia maestra unica alle elementari, chiedo ufficialmente scusa al mondo per aver scritto che “il punto è un’altro”. Un apostrofo che pesa come una condanna al mio discorso, ma dovuto alla disattenzione e al fatto che non rileggo 😛 Chiedo venia!

  2. wagon said

    Perchè sempre dire che ci sono cose che non vanno? E’ ovvio. Così come è ovvio che ci sono cose che vanno.
    Il punto è un’altro. A cosa serve la scuola e a cosa serve l’università nella nostra società? Cioè oggi. Non negli anni cinquanta, non a fine Ottocento (quando lo stato per la prima volta ha pensato di mettercelo, un diritto allo studio, per alfabetizzare qualcuno), non nel medioevo (quando le università servivano a recuperare il sapere perduto dell’antica Roma e andare oltre).

    Oggi capita che c’è una società di massa per cui un bambino impara di più ad esprimersi dalla televisione che non dalla maestra, unica o di gruppo che sia. E viene su come la famiglia gli permette di venir su, di solito rovinato dal sistema familiare prima ancora che da quello scolastico. Dopodichè si trova in una università (se non ha la buona idea di andare a lavorare: c’è sempre questo pregiudizio, soprattutto a sinistra, per cui chi non è un intellettuale è un cittadino di serie B, perchè tutti dovrebbero essere opinionisti ed interessarsi alle guerre in Uzbekistan per poter manifestare contro gli USA) che millanta ancora i crediti della sua storia. Abbiamo professori che si sentono delle specie di messi divini.
    Il loro contratto di lavoro, nella pubblica amministrazione, insieme a quello di diplomatici e militari è L’UNICO a non essere già diventato un rapporto privatistico. Quindi mantiene natura pubblicistica e ha tutte le tutele del caso. Loro decidono quanti assistenti avere, come averceli, come fare gli esami. Tutti i pro del loro mestiere.

    Ma i contro? Ricercare, scrivere libri che dicano qualcosa, apportare migliorie alle loro materie? Questo non lo fanno più, è faticoso. Quindi l’università non è più il motore del sapere, e quella dei “fondi” è tutta una scusa: uno studioso ricerca anche con lo stipendio da professore, se pretende di essere pagato un tanto a pensiero forse tanto amante delle scienze non è.
    O forse è colpa del maestro unico che ha avuto, a suo tempo.
    Fatto sta che controllare un po’ come vengono investiti, i soldi nel sistema dell’istruzione, è un bene comunque lo si voglia vedere.
    Ed è un bene che arriva insieme ad un taglio che la nostra epoca ci impone (come ci imporrà sempre di più quello alle pensioni e ad un sacco di servizi di lusso cui ci siamo abituati). Non è una questione di definire priorità: è come in una famiglia, finiscono i soldi, si tagliano le spese superflue e si fa colazione con i cornflakes sottomarca. I Kellogs’ costano troppo, anche se ormai ci si sente in DIRITTO di averceli.

    Ma oggi l’università serve alla preparazione professionale e dovrebbe essere riservata a chi vuole (o può permettersi di) accedere ad una delle professioni cui è propedeutica. E dovremmo smettere tutti di disdegnare le altre, e far finta che non si possa mai cambiare nulla, nel paese degli interessi intoccabili e dei diritti che – guardacaso – non corrispondono mai ai doveri.

    Grande Ilallà! 🙂

  3. pandemonium said

    Esperienze opposte. Scuole pubbliche dall’inizio alla fine. Ed elementari fatte abbastanza bene da poter iniziare di slancio le medie, fatte abbastanza bene da iniziare di slancio il liceo scientifico. Per poi trovare un’insegnante di matematica e fisica in terza che mi ha totalmente disamorato alle materie scelte, contribuendo al declino… Certo, ci ho messo del mio. Ma a tirarlo fuori sono state anche le mie maestre uniche, visto che la prima l’abbiamo cambiata a metà perché incinta. Ma questo, in fondo, non vuol dire nulla: non sono i casi singoli a dare il polso della situazione. Certo è che i casi singoli contribuiscono al sistema, quindi è evidente, comunque, che qualcosa non va.

  4. ilallà said

    … Mancava la morale. E’ che siamo arrivati ad un punto in cui il cambiamento in peggio non è possibile, a meno che non vengano fatti sforzi ennnnormi che nessuno si prenderà mai la briga di fare, spero.
    Per questo dico che qualsiasi cambiamento è benvenuto.
    Parlo da laureanda futura insegnante neanche di destra.
    Fate vobis.

  5. ilallà said

    Ho avuto la fortuna di frequentare per qualche anno una scuola privata elementare e media (parificata) e il modo di conoscere in questo tempo tutti gli insegnanti. Tra questi più di uno è passato alla scuola pubblica non appena ha ricevuto la chiamata, e pare che abbiano trovato il Paese dei Balocchi: stipendio decisamente più alto, ore dimezzate, sbattimento pressochè zero “…perchè tanto i bambini lì non devono studiare tutte le cose che imparano da voi, fanno le canzoncine, i lavoretti manuali, e non hai molto da correggere”.
    Mi sembra che come FORMAZIONE, a partire da quella dei bambini alle elementari, finendo con quella dei futuri docenti, non si possa tanto facilmente parlare. Motivo per cui l’università attuale sta sfornando laureati completamente o quasi impreparati, seguendo la logica per cui serve il PEZZO DI CARTA e poi del resto chi se ne importa.

  6. pandemonium said

    Non entro nel merito, ognuno ha le sue idee. Mi limito a due osservazioni. Non serve solo un cambiamento, serve cambiare nel modo giusto. La filosofia del “è già qualcosa” non serve a nulla, se non a peggiorare le cose. Serve a dar ragione ai pecoroni che hanno la propria ragione di vita nel motto “Hai visto? l’avevo detto che era meglio non cambiare nulla”. Non ho la ricetta, non sono di sinistra, ma non apprezzo tutta questa voglia di fare solo per far vedere che qualcosa si sta facendo. Se il mio capo mi vede tutto il giorno attivo è indubbiamento contento. Nel momento in cui si accorgerà che ho attivamente fatto una cagata dietro l’altra, probabilmente non lo sarà più molto. Seconda cosa: migliorie e tagli difficolmente concordano. Come non si migliora la sicurezza tagliando fondi alle forze dell’ordine, così l’università non migliorerà di sicuro facendole stringere la cinghia. Piuttosto, si veda di spendere meglio. E, per quando riguarda la 137, fare un decreto, l’ennesimo, per adattare la situazione ai conti previsti dalla 133, non è fare una riforma. Concludo: la qualità, credo, passa soprattutto dalla formazione. L’unica cosa di cui nessuno mi ha ancora parlato, limitandosi a discorsi nostalgici su apprezzabili grembiulini, inutili cinque in condotta e maestre uniche sulle quali non mi pronuncio, visto che ho avuto esperienze solo di maestre uniche e non di coreggenze, per cui direi solo baggianate per sentito dire.

  7. ilallà said

    Hai ragione Ale, i tagli non ci vorrebbero. Ma ti cito il mio prof di critica del cinema, che dice che in un Paese l’università è un LUSSO.
    Se non ci sono i soldi in un determinato momento, e il Paese è in crisi, è meglio eliminare il superfluo piuttosto che mandarlo avanti come sta andando adesso, ossia più o meno a puttane, con il caos più totale e un livello di insegnamento (per voi del Poli è un pò diverso) più o meno pari a zero.
    Se non possiamo permettercele queste benedette università, o le chiudiamo del tutto, o tagliamo tutto il superfluo. E sia!

  8. Alessandro said

    Il problema è che l’Italia è la patria delle soluzioni sbagliate ai problemi giusti. I punti che va a toccare la riforma Gelmini sono effettivamente dei problemi del sistema scolastico italico, solo che vengono risolto in buona parte nel modo sbagliato: non mi riferisco al ritorno del voto in condotta alle superiori, sacrosanto per non creare una società di delinquenti, nè al ritorno del maestro unico, purchè sia affiancato da specialisti in grado di insegnare anche le altre materie necessarie. Il problema più grosso che mi rende contrario alla legge Gelmini sono i tagli indiscriminati alle università, che mettono a rischio la ricerca e i servizi essenziali, perchè in Italia quando si taglia si mantengono gli sprechi e si buttano a mare le cose che funzionano per garantire i soliti raccomandati; che poi l’università sia un covo di sprechi è un altro paio di maniche, ed è giusto eliminarli, però tagliare indiscriminatamente no.

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