Buio.

17/06/2008

Il ritorno a casa in pullman la sera. Era da un po’ che non succedeva. Fuori tutto nero, non vedo nulla tranne la mia immagine riflessa nel vetro. Ho l’aria stanca e trasognata. Per tutto il tragitto siamo in tre soltanto, su quel 64 (grazie, partita Italia-Francia, grazie) e le strade sono quasi deserte (evviva evviva bis). Arrivo in un attimo, o forse così mi sembra. In realtà sono le 23, e questo vuol dire che ci ho messo un’ora ad arrivare a casa.

E’ bello viaggiare la sera. Tutto quel buio e quel silenzio aiutano a pensare. Nelle orecchie il Liga mi canticchia Ho messo via un po’ di consigli/ dicono è più facile/ li ho messi via perché a sbagliare/ sono bravissimo da me. Già.
Penso a me. Penso che sono passati 5 anni e la laurea triennale non è ancora arrivata. Ma solo due esami, e sarà mia. Mi è stato offerto un posto come insegnante di inglese alle elementari a partire da settembre. Un atto di fiducia. Ma non so perché, è quasi un mese che mi è stato comunicato e non ho ancora risposto. Né sì, né no. Forse. Penso che è una manna dal cielo, non capita a tutti di non avere ancora la laurea e poter insegnare. Penso che mi porterà via un sacco di tempo. Penso che da settembre avrei voluto seguire i corsi della specialistica, corsi che aspetto con trepidante ansia da cinque anni, nonché da quando mi sono iscritta all’università. Penso che con un lavoro sulle croste non avrò molto tempo da dedicare allo studio, e la presenza alle lezioni sarà cosa sporadica e quindi noiosa, perché priva di filo logico. Penso che senza un lavoro non avrò soldi, quindi non potrò vivere tranquilla come ho fatto finora. Penso anche che forse di insegnare non me ne importa una mazza di niente, e se questo venisse confermato anche dall’esperienza, avrei sprecato un altro anno di vita e di studi. Senza contare che non mi sento pronta, non voglio prendere una responsabilità così grande e davvero, rimpiangerei a vita di non aver messo tutta me stessa negli studi, almeno per gli ultimi due anni. Più mi trovo invischiata in affari e compiti “scolastici”, più si alimenta il dubbio che questo non sia quello che mi piaccia fare, ma quello che mi aspetterei che io facessi – comodità. Ecco la parola chiave. E’ tutta una questione di abitudine. Penso che vorrei molto di più da me stessa, che non essere una mediocre insegnantina di inglese. Penso, penso, penso.

Domani mi sveglierò e tutte queste riflessioni probabilmente saranno svanite, e firmerò quel contratto.

Oppure no.

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5 Risposte to “Buio.”

  1. Pautasio said

    Io quando devo prendere una decisione importante:
    1) vado a fare la cacca
    2) mi sbronzo
    3) entrambe le cose, ma in questo caso è fondamentale cominciare prima dalla sbronza. Altrimenti si perde tutta la magìa.

    Non è un consiglio, bada bene. E’ solo che quando sono alticcio divento coraggioso. Incredibilmente coraggioso. E anche lucido. Sì, sembrerebbe un paradosso, ma è così. Perché dopo la quarta o la quinta birra media, quando cadono le remore, i tabù, i pregiudizi, le incertezze, e se non ci stai attento anche le braghe, il mondo ti appare tutto nella sua completa, lineare, ridicola inutilità.
    Perché se la posta in gioco ti appare insulsa non può esserci nulla di importante da perdere, e allora fai la scelta giusta.
    Forse.
    Perché se hai fatto la scelta giusta oppure no, te ne accorgi solo quando ormai è troppo tardi e arriva il momento di guardarti indietro a vedere cosa hai combinato. Se sorridi soddisfatto, hai fatto la scelta giusta. Se bestemmi per non avere mai pensato di tenere un revolver con un solo proiettile d’argento con su inciso il tuo nome nel primo cassetto della scrivania, allora forse non proprio.

  2. ilallà said

    ti amo perchè sei fatto così. ma di musate contro i muri ne ho prese (più piccole delle tue, e perfino su muri più bassi… ma sempre muro è) e non ho più voglia di rifarmi il naso tutte le volte. ne ho le palle piene. e ho come la sensazione fastidiosissima di aver TRALASCIATO me stessa, in tutto questo tempo… ossia quello che vorrei fare. e la prima cosa che vorrei è imparare bene almeno una fottutissima lingua, ancora prima di decidere se passare giornate in compagnia di esserini moccolosi tentando di cavare qualcosa dai loro cervellini minuti e viziati. è questo che fa sì che temporeggi ancora… vorrei cominciare a soddisfare me stessa, per di più quando il desiderio riguarda (udite udite) lo studio e non shopping e sesso, le cose che mi riescono meglio.
    se qualcuno ha altri consigli preziosi, sono in attesa paziente!

  3. wagon said

    Sul prostituirsi dissentirei, e sul resto boh, è un casino. Io le decisioni principali le ho sempre prese per impulso, quando la misura era colma e non sopportavo più la condizione precedente. Sopporto di rado la condizione precedente. Così pensando “meglio cambiare” mi lancio nel vuoto e quel che capita capita. Di solito sono violente musate, perdite di tempo, esperienze inutili e dispendiose. Ma alla fin fine mi dà soddisfazione averci provato.

    Il punto nel tuo caso di difficile individuazione è “quale sia il vero cambiamento”. Tu hai già lavorato e fatto l’università a latere… e quindi il cambiamento potrebbe essere il nuovo inizio universitario. Oppure il cambiamento sarebbe assaggiare il possibile “lavoro di una vita”.

    Se fossi in te ci penserei e ripenserei e poi mi incastrerei definitivamente dicendo “sì” e obbligandomi a provare. Con l’illusione anche di diventare un dio all’università. Ma non sono te, e non ti auguro di essere come me: quindi valuta i pro e i contro.
    Considerando che un anno è lungo, ma la vita è una e un anno non sarà solo la scelta che farai (discorso qualità tempo – quantità). Considerando che potresti toglierti un’illusione di comodità, come la chiami tu, e poi trovarti spiazzata ma anche di fronte alla realtà e non all’idea distorta che di te hai.

    L’unico punto che non hai da considerare è la paura da responsabilità. Per quello la risposta è buttarsi. Salti e poi o ti fracassi sull’ostacolo o in qualche modo dall’altra parte ci arrivi. E comunque ci si rialza sempre… te lo dice un pirla fancazzista che come uno yoyo continua a saltare contro muri più alti di lui e sbattere la testa. Sono ancora qui.

  4. ilallà said

    I due compagni di viaggio erano un ragazzo dormiente (con borsa da calcio, era stanco povero cicci) e una donnona afrocinese strana sul fondo… Ipotesi scomparsa portafoglio: crollata.

    Già successo di dormire fino al capolinea, la cosa figa è che al ritorno scendendo dall’altro lato non devi attraversare la strada = meno pericoli, meno sbattimento.

    Problema effettivo: se la propria vita va a puttane, è lecito prostituirsi per stare con lei ancora un pò?

  5. Alessandro said

    Quando ci si trova soli a riflettere vengono fuori tutti i problemi e le scelte, spesso laceranti e oscure, che ci pone la vita. Ogni tanto questi momenti di riflessione sono necessari e fanno bene per capire dove sta andando la propria vita, ma è bene ricodrdarsi oqni tanto di interromperlo per controllare dove sta andando il pullman e non sbagliare fermata, o ritrovarsi senza portafoglio…

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