Chi la dura, la vince.

03/06/2008

Sono un esserino dotato di scarsissima concentrazione. Più vado in là con gli anni poi, più Multicentrum e suoi simili si rendono meno efficaci. La memoria ormai è andata, ho difficoltà a ricordare perfino il numerino del bancomat, nonostante l’uso ossessivo-compulsivo che ne faccio.
Ciononostante, grazie alla frequentazione assidua di un personaggino colto e classicissimo di spirito, ho ricominciato a leggere. Questo comporta alcuni passaggi difficoltosi che mi rendono di per sé degna di Nobel.

1. Scegliere il libro. E’ sempre un’impresa, soprattutto perché – causa scarsissima capacità di archivio – non ricordo mai quali libri io abbia già letto. Questo mi porta a cancellare dalla lista dei Favoriti tutti quei libri che abbiano un titolo evocativo. Cronaca di una morte annunciata, CELO. Cent’anni di solitudine, CELO. Esco a fare due passi, CELO. O era E’ una vita che ti aspetto? Boh, l’autore è lo stesso, almeno uno dei due l’ho letto. Il secondo pazienza, sarà uguale. Poi bisogna considerare anche la massa, il peso specifico: mi piace tenere in mano il libro senza farmi venire i crampi o svegliarmi la mattina dopo come se avessi giocato a trasformarmi in Hulk tutta la notte. Quindi: 100-200 pagine, non di più. Non amo le copertine rigide, sono poco maneggevoli.
2. Trovare una location adeguata. Non sono una che si accontenta: non leggo in pullman e non leggo seduta a un tavolo (è così scolastico). Poi ci deve essere una buona illuminazione, e “buona” non necessariamente vuol dire “grande”, bensì “adeguata”, d’effetto. Per leggere voglio un ambiente chillout. Poca luce calda, grandi cuscini su cui adagiarmi. Questo in realtà è il primo grosso, enorme ostacolo ai miei buoni propositi: di solito mi addormento nel giro di un’ora.
3. Avere la forza di staccare Msn e spegnere il pc. Ciò comporta una volontaria esclusione dal mondo esterno, che mi riesce solo quando sono tristanzuola o particolarmente scontrosa. Poco, troppo poco spesso per permettermi di farmi una cultura sui libri. Stessa cosa per il cellulare, che viene confinato in luogo difficile da raggiungere. Non lo spengo perché quando ho provato a farlo ho poi perso la poca concentrazione residua pensando “chissà magari qualcuno sta provando a chiamarmi proprio adesso che ho spento”.
4. Non abbandonare il libro se l’inizio mi sembra noiosetto, visto che c’è sempre la possibilità che le sorti del racconto si risollevino. E’ successo con parecchi libri, tra cui E’ una lunga storia di Grass (che effettivamente E’ una lunga storia, quasi lunghissima, però ben raccontata) e con Dracula, due romanzi che mi sono piaciuti parecchio.
5. Ricordarsi di mettere un segnalibro o fare un’aletta alla pagina, per poter riprendere la storia da dove era terminata la volta precedente. Di solito me ne dimentico, e il libro rimane interrotto per sempre lì dove ci sarebbe dovuto essere il segno.

Tra ieri e questa sera sono riuscita a superare tutti e cinque gli ostacoli, e il risultato è stato soddisfacente: Sabotaggio d’Amore, Amélie Nothomb. Un trip dell’autrice lungo 124 pagine su tre anni dell’infanzia di una bambina figlia di diplomatici a Pechino. Il suo rapporto appena accennato con il comunismo, il suo amore per la bella e imperscrutabile Elena, la sua critica feroce all’universo degli adulti, la visione del mondo dell’infanzia come dominato dalle brutali – ma almeno veraci – logiche della violenza.
Un bel ritratto della società di ieri a Pechino come di oggi in mille altri Paesi.

Fino a quattordici anni, ho diviso l’umanità in tre categorie: donne, bambini e ridicoli. (…) Le donne erano persone indispensabili. Preparavano da mangiare, vestivano i figli, insegnavano loro ad allacciarsi le scarpe, pulivano, fabbricavano dei bambini con la pancia, indossavano vestiti interessanti.
I ridicoli non servivano a niente. La mattina i ridicoli grandi andavano in “ufficio”, che era una scuola per adulti, cioè un posto inutile. La sera vedevano gli amici, attività poco onorevole di cui ho parlato sopra.
In realtà i ridicoli adulti erano rimasti molto simili ai ridicoli bambini, con una differenza non trascurabile: loro avevano perso il bene dell’infanzia.

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5 Risposte to “Chi la dura, la vince.”

  1. Pautasio said

    Leggere al cesso è soddisfacente, però fa venire le emorroido. Ovviamente l’ho scritto anche in un post.
    E comunque chi fa le “orecchie” ai libri, o alette, come le chiami tu, è un criminale. E’ come picchiare la propria donna

  2. il@ said

    No, è ideale per l’assenza quasi totale di testi da leggere… per guardare pagine e pagine di pubblicità non serve la concentrazione!

  3. Alessandro said

    Perchè, trovi cosmopolitan lassativo? O ti da l’ispirazione nei momenti critici?

  4. il@ said

    Il cesso… no, mai riuscita. Lì la concentrazione va tutta su altro, non ci posso neanche pensare.
    Credo di essere un pò come il Pautasio, ancora nel pieno della fase freudiana di esaltazione del momento della defecazione. Il massimo che riesco a fare è sfogliare cosmopolitan guardando le figure. Ma non ne sento il bisogno, di solito.

  5. Alessandro said

    Io generalmente trovo corti i libri con meno di 3-400 pagine, che normalmente, se mi piacciono, domino in un paio di giorni. Fortunatamente riesco a trovare in casa modo di leggere in quasi tutti i posti, compreso il cesso, anche se una seduta comoda è preferibile.

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