15/01/2008

Stasera mi hanno detto che sono GRAFFIANTE.
Non tanto per gli occhiali nuovi da SexyProf, non per la scollatura della camicia vista diretta su polmoni.
NO, sono graffiante nel senso che graffio, anzi, sfascio i maroni. Sono ipercritica. Iperscontrosa.
Ogni tanto succede.
Ho mandato a stendere l’insegnante di piano che mi stava facendo un complimento ancora prima che finisse di proferire la prima parte della sua complimentosa frase. Ho urlato in faccia a un compagno di coro che mi ha chiamata “signora”. Signora a me? Ma quanto ti sembro vecchia?!

Approfitto di questo stato per criticare, nella sua accezione più remota di VAGLIARE, ciò che mi circonda e criticare, nella sua accezione corrente, chi mi circonda.
Siamo alla frutta, un mondo di persone alla frutta. Un mondo di persone che non sanno cosa voglia dire relazionarsi con gli altri. Lunatici, silenziosi, scrutatori fastidiosi, giudicatori senza senno. Una palla mostruosa. Non sappiamo divertirci, farci una risata, fare le cose con leggerezza. Tutto quello che facciamo è ponderato con una pazienza masochistica.
Dall’altra parte ci sono i fancazzisti. Che parlano tanto ma non concludono niente. La sindrome del 30enne mammone. Scappano dalle responsabilità ma non si fanno scappare la possibilità di farsi belli. Non si fanno conoscere perchè non c’è niente da conoscere. Nulla oltre l’armatura. Magari una bella armatura, ma… “Non ti dò tanta confidenza se no poi ti innamori”. Scusa?! Spiegami meglio il concetto… non devo approfondire la tua conoscenza perchè mi potrei innamorare? MA CHI CAZZO SEI, PRETTY WOMAN?? No gioia forse non ci siamo capiti… ti chiedo di conoscerci perchè così evito di condividere il letto con un perfetto sconosciuto… ma mi interessa come mi può intessare la vita nell’allegro formicaio di Parcosottocasa… se poi mi rispondi così non abbiamo neanche più bisogno di far finta di conoscerci, perchè ho già intravisto quel NULLA COSMICO che tanto mi spaventa nelle persone. Tipico di quelli che sono riusciti a sviluppare una parte di sè, ma solo una. Picco piccolina. Che sia la parte a cui immagino tutti stiate pensando, o quella lavorativa o quella di chenesoio poco importa. Manca la totalità: hai pensato a coltivare l’orto di casa ma non te stesso.
Per correre dietro al mondo che troppo velocemente ci gira intorno, finiamo davvero per conoscere tutto tranne noi stessi. Siamo tutti affetti dalla sindrome dell’ingegnere. Chiedo scusa agli ingegneri (Ale, Gabry, Fede, Fabry compresi), niente di personale. Ma per uno spirito umanistico (o meglio, umano) e ancora un pò sognatore come il mio non è concepibile essere programmati come le macchine. Non sono capace a vedere solo bianco o nero, acceso o spento. Sono così più interessanti tutte le sfumature… anche quelle sul marrone, colore sempre più predominante.

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2 Risposte to “”

  1. ilallà said

    … perchè non parla?

  2. Pautasio said

    Come innamorarsi di una fotografia…

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